Quando la fantasia supera il Regolamento

Tutto era pronto per la corsa. Le macchine iscritte erano numerose rimaneva solo da verificare se queste fossero rispondenti al Regolamento sportivo.

La grande Torre della Direzione di Gara svettava sul lungo rettilineo della partenza, il fondo strada risultava rullato, le siepi erano state tagliate e la polvere fissata. Per far scendere i piloti in pista mancava solo di verificare, come da Regolamento FIA, che la loro macchina avesse la colorazione rispondente ai colori della nazionalità della Casa costruttrice. Ognuna, infatti, avrebbe dovuto avere il colore prestabilito dal Regolamento: il rosso per l’Italia, il celeste per la Francia, il giallo per il Belgio e così via. Alla Coppa della Perugina di quell’anno, giunta alla terza edizione, mentre tutte si presentarono in regola, Anselmo Cesaroni giunse alle verifiche, tenute nel centro di Perugia, con la Mercedes GP con le lamiere di un bel rosso bandiera che venne ritenuto non rispondente al colore che avrebbe, invece, dovuto avere essendo una macchina tedesca: il bianco. Al buon Cesaroni, nelle poche ore che lo separavano dal via e al quale non avrebbe per nessun motivo voluto rinunciare, non rimase che una soluzione: con la complicità di un artista del pennello, pensò bene, nottetempo, di far ricoprire il rosso della vernice con una mano di “calce”. Al mattino successivo avendo risolti, come da Regolamento, i problemi estetici con i Commissari di gara, con soddisfazione si schierò al via con la Mercedes di un bianco immacolato. Una volta avviata la corsa, la soluzione trovata durò veramente poco. Infatti poco dopo, essendo il tempo incerto, bastarono poche gocce di pioggia per far tornare fuori il rosso delle lamiere della Mercedes davanti alle quali al Direttore di corsa non rimase che chiudere entrambi gli occhi.

La corsa finisce male e il pilota fa ironia.

L’arrivo della squadra della Maserati che porta in Sicilia tre piloti: Dreyfus, Biondetti e Fagioli è pieno di belle speranze segnate da tre ritiri ma quello di Fagioli è incruento.

La corsa della Targa Florio è dura, nell’edizione del 1931anche se c’è il sole il vento sferzante che investe la strada, a tratti viscida, accompagna le auto per tutta la durata della gara nel corso della quale si troveranno anche a combattere con la pioggia. Essendo solo tredici i piloti in gara le segnalazioni li accompagnano strada facendo; le prime notizie sulla corsa, a Caltavuturo, danno in testa a pari merito, Fagioli e Borzacchini dopo 25′ di gara, a 13″ la Bugatti di Varzi, poi Campari, Arcangeli con Nuvolari a 1′. Il tempo cronometrato è alla stregua di quello dell’anno passato anzi, tenuto conto della diversità delle condizioni delle strade è certamente migliore. La Maserati di Dreyfus, avviatosi senza meccanico, con il pilota non propriamente a suo agio viene già data in ritardo in quel mare di acqua e fango. Il pilota di Gubbio, partito da Cerda con una macchina in grado di dargli una mano in una corsa all’attacco, a causa di un imprevisto deve, invece, rassegnarsi poco prima di metà gara. Le notizie che giungono da Petralia segnalano che in località Castellana all’ingresso di una curva trovata viscida, che immette sul ponte di un torrente dalle acque limacciose, la Maserati che viaggia ad andatura sostenuta non ha sentito più la strada sotto le ruote e dopo essere scivolata di lato è andata a urtare violentemente contro il muretto dove finisce la sua corsa lasciando i segni del retrotreno. Il contraccolpo ricevuto dal pilota, all’interno dell’abitacolo, mette in forse la solidità degli incisivi di Fagioli che, tornato ai box, al giornalista inglese F. Bradley, avvicinatosi per chiedere notizie, senza perdere il suo umore afferma: “…. per qualche giorno mi arrangerò a masticare ‘a retromarcia.’” riferendosi al fatto che avrebbe dovuto masticare solo con i denti molari.

Nuvolari al debutto con la Bugatti

Dopo anni passati a cavalcioni di una moto Tazio Nuvolari, acquista una Bugatti e per il debutto decide di prendere parte alla Coppa della Perugina.

Alla Coppa del 1927, alla lunga file dei “bugattisti” si aggiunge la presenza del “mantovano volante”, Tazio Nuvolari, che per l’occasione ha acquistato una Bugatti, ritirata in fretta e furia nella fabbrica di Molsheim, senza fari ne documenti e riportata in Italia grazie all’intervento di due amici svizzeri, Pozzi e Bignami. Il mantovano dopo l’uscita di strada del 1 settembre del 1925 con un’Alfa Romeo, è alla sua seconda esperienza con le quattro ruote. La prima è avvenuta alla Mille Miglia ed è stata possibile per volontà dei dirigenti della squadra, che l’ha sotto contratto, solo perché effettuata alla guida di una Bianchi 3000cc. Tazio Nuvolari viene a Perugia per due motivi, il primo per avere ottenuto dal Segretario Savonelli un buon ingaggio con l’impegno di prendere parte alla gara motociclistica in programma sullo stesso circuito sette giorni prima della Coppa della Perugina. Il secondo per poter provare appunto la nuova Bugatti. La fama che precede Nuvolari a Perugia è quella che è riuscito a costruirsi macinando chilometri in settanta gare di moto, quaranta delle quali finite nei primi due posti della classifica. A Perugia nella gara motociclistica, ottiene il giro più veloce ma colleziona un amaro ritiro. Nella corsa automobilistica ha più fortuna.Senza timori reverenziali nei confronti ne di Brilli Peri, ne di Materassi lotta sapendo di dover risparmiare il mezzo e la tattica gli dà ragione. Tantissimi si fermano per strada, ma “il mantovano” giunge arriva in fondo terzo di Categoria e settimo assoluto.

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