GP di Francia del 1933 Fagioli lascia la Maserati.

Uno spavento non preventivato preso nel corso del GP di Francia del 1933, alla guida della Maserati, convince Fagioli a chiudere la collaborazione con la Casa bolognese.

Per Fagioli e la Maserati il 1933 non è iniziato sotto buoni auspici essendo rimasto segnato da tre ritiri per guasti meccanici e da due rinunce per mancanza della messa a punto della macchina. Nonostante questo Fagioli continua con la Casa bolognese nella speranza che tutto si risolva, fin quando Fagioli è chiamato a partecipare al GP di Francia del 1933 dove risulta iscritto anche Zehender. Il giorno delle prove mentre Fagioli sta girando per conoscere la pista, questo è il suo racconto“…..stavo filando vicino a oltre 250km all’ora lungo il rettifilo leggermente in discesa e cominciai a rallentare per imboccare la curva che immetteva nell’altro rettifilo. Essendo già sceso di velocità avrei dovuto cominciare a frenare, ma sotto la mia pressione il pedale toccò il fondo. Ero senza freni. Non ebbi molto tempo per pensare, andavo almeno cento chilometri più forte di quello che la curva consentisse. Decisi allora di gettarmi sulla scarpata che fiancheggiava la pista, quasi come una curva sopraelevata, percorsi fuori strada tutto il raggio della curva. L’inclinazione della scarpata mi salvò, persi velocità e rientrai in pista senza danno.” La delicata situazione vissuta è la carica finale che fa scattare la molla della convinzione di scendere dal sedile della Maserati. Tornato lentamente ai box, Fagioli ha un franco e schietto colloquio con Ernesto Maserati nel corso del quale fa presente di volere rimanere come pilota di riserva proponendo, per la gara, di affidare la guida della 8CM al compagno di squadra Zehender.

Il GP di Monaco del 1935 una corsa segnata da due record.

Nel toboga del GP di Monaco del 1935, famoso per il grande numero della scalate di marcia, Fagioli aggiunge altri due record.

Mentre il primo Gran Premio non titolato si è svolto, senza la presenza delle auto tedesche, a Pau il 24 febbraio con la vittoria di Nuvolari con l’Alfa P3, il primo dei Gran Premi internazionali del 1935 si corre a Montecarlo,  con il GP di Monaco. Alla corsa monegasca il mondo sportivo, come sarà per tutto l’anno, dovrà assistere ancora una volta al confronto che vedrà opposta la tecnologia tedesca, scesa in campo con il meglio del suo potenziale tecnico e umano, alla Scuderia Ferrari che, da parte sua, schiera per Nuvolari e Dreyfus le monoposto P3 modificate nel peso, sospensioni, nei freni, nella cilindrata; il tutto per rendere la macchina più stabile e maneggevole. Già dai responsi delle prove è evidente che il confronto sarà senza esclusione di colpi con il primo punto marcato dalla Mercedes che ha Fagioli, Caracciola e Brauchitsch, titolari dei migliori tempi per lo schieramento del GP di Monaco del 1935. La prima  delle Alfa, quella di Nuvolari, è a 2”. Il giorno della corsa, davanti ad un tutto esaurito di pubblico, le macchine scattano in avanti con Fagioli che prende la testa del gruppo che alla fine del primo, dei cento giri previsti, transita con Fagioli in 2’2″1/10, Caracciola a 1” dall’eugubino, a seguire: le Alfa di Dreyfus con 2’3″6/10, di Nuvolari con 2’9″6/10 e Chiron con 2’16″. Nei rimanenti novantanove passaggi mentre nelle posizioni dal secondo posto tra scambi e rimonte, Fagioli dopo avere segnato il giro più veloce, vince il GP di Monaco a tempo di record dopo averlo condotto in testa dal primo al centesimo giro.

 

 

Mille Miglia del 1948: Nuvolari dice di no all’Alfa Romeo

La Mille Miglia del 1948 è piena di colpi di scena, come quello accaduto a Tazio Nuvolari

L’inclusione di Nuvolari nella squadra modenese ha del romanzesco come tutte le storie, più o meno vere, tramandate sul “mantovano volante”. Il pilota, anche se in convalescenza sul Lago di Garda nel tentativo di superare lo shock dovuto alla prematura morte di entrambi i figli, è nei piani l’Alfa Romeo per correre la Mille Miglia con una delle due berlinette sperimentali che l’Alfa Corse ha realizzato.

Enzo Ferrari, informato delle intenzioni della rivale milanese, si precipita a Brescia, precedendo gli incaricati del Portello, riuscendo a convincere Nuvolari a partecipare alla gara con la quarta vettura del “Cavallino”. Una macchina aperta e con parafanghi motociclistici, non certo la più confortevole per il percorso che l’attendeva.

Dopo le schermaglie iniziali, Nuvolari passa in testa nel tratto Forlì-Roma, controllo che raggiunge mantenendo una media di 125 km/h, nonostante un incidente gli avesse fatto perdere il parafango anteriore sinistro e danneggiato il cofano motore, che, non rimanendo più chiuso, fu eliminato prima del controllo di Roma.

Un altro incidente, nei pressi di Livorno, subì danni a una balestra posteriore sinistra, scardinando anche il seggiolino del secondo pilota. Nonostante tutti questi guai, a Bologna Nuvolari mantiene un vantaggio di 29 minuti su Biondetti, ma a Reggio Emilia un perno della sospensione cedette definitivamente, costringendolo al ritiro.

La leggenda racconta che già a Modena Enzo Ferrari lo avesse supplicato di fermarsi, vista la pericolosità della vettura, e che un prete, in abito talare, fosse stato persuaso a porsi in mezzo alla strada per fermare la disperata corsa del mantovano.