La data in nero nella storia del Motorsport.

Quando la fatalità segna la vita di due Campioni approfittando delle coincidenze:il rinvio di una gara, il suo recupero, la rinuncia a una gara per un’altra dello stesso giorno.

Il 10 settembre del 1933 è una data in nero nella storia del Motorsport. Quel giorno sulla pista di Monza erano in calendario due importanti gare l’XI GP d’Italia, da disputare al mattino vinto da Luigi Fagioli davanti a Nuvolari, e il VI GP di Monza, una gara recuperata dalla data del mese di giugno, da disputare nello stesso pomeriggio su tre batterie e una finale. In questa, tra gli altri, erano iscritti Mario Umberto Borzacchini e Giuseppe Campari che aveva annunciato il suo addio alle corse per darsi al canto e che per scelta di Ferrari, aveva rinunciato a partire nella gara del mattino. I due Campioni risultarono inseriti nella seconda manche la cui partenza venne sollecitata dalle proteste del pubblico, abituato a vedere una gara dopo l’altra, per il ritardo che si stava accumulando a causa dei lavori che gli addetti alla pista avevano avviato per  ripulirla dai residui lasciati dal passaggio delle macchine dell’altra batteria in particolare dell’olio della Duesemberg di Trossi. Nello schieramento figurarvano anche: Castelbarco, Barbieri, Helle Nice, Balestrero e Pellegrini. Borzacchini era alla guida di una Maserati 8C 3000 monoposto, quella con la quale Campari aveva vinto il GP di Francia, mentre Campari aveva una Alfa Romeo monoposto 2.6 Tipo B; su entrambe erano stati tolti i freni anteriori e avevano le gomme slick. Al via la gente vede l’Alfa sembra prendere un leggero vantaggio e, seguita dalle altre, scomparire dietro la prima curva. Trascorso poco più di un minuto, il tempo per tornare sul traguardo, dei sette piloti partiti quattro non ripassano. Due di questi:Campari e Borzacchini si sono fermati per sempre.

Quando la fantasia supera il Regolamento

Tutto era pronto per la corsa. Le macchine iscritte erano numerose rimaneva solo da verificare se queste fossero rispondenti al Regolamento sportivo.

La grande Torre della Direzione di Gara svettava sul lungo rettilineo della partenza, il fondo strada risultava rullato, le siepi erano state tagliate e la polvere fissata. Per far scendere i piloti in pista mancava solo di verificare, come da Regolamento FIA, che la loro macchina avesse la colorazione rispondente ai colori della nazionalità della Casa costruttrice. Ognuna, infatti, avrebbe dovuto avere il colore prestabilito dal Regolamento: il rosso per l’Italia, il celeste per la Francia, il giallo per il Belgio e così via. Alla Coppa della Perugina di quell’anno, giunta alla terza edizione, mentre tutte si presentarono in regola, Anselmo Cesaroni giunse alle verifiche, tenute nel centro di Perugia, con la Mercedes GP con le lamiere di un bel rosso bandiera che venne ritenuto non rispondente al colore che avrebbe, invece, dovuto avere essendo una macchina tedesca: il bianco. Al buon Cesaroni, nelle poche ore che lo separavano dal via e al quale non avrebbe per nessun motivo voluto rinunciare, non rimase che una soluzione: con la complicità di un artista del pennello, pensò bene, nottetempo, di far ricoprire il rosso della vernice con una mano di “calce”. Al mattino successivo avendo risolti, come da Regolamento, i problemi estetici con i Commissari di gara, con soddisfazione si schierò al via con la Mercedes di un bianco immacolato. Una volta avviata la corsa, la soluzione trovata durò veramente poco. Infatti poco dopo, essendo il tempo incerto, bastarono poche gocce di pioggia per far tornare fuori il rosso delle lamiere della Mercedes davanti alle quali al Direttore di corsa non rimase che chiudere entrambi gli occhi.

Estratto dal LibroLa Coppa della Perugina)

La corsa finisce male e il pilota fa ironia.

L’arrivo della squadra della Maserati che porta in Sicilia tre piloti: Dreyfus, Biondetti e Fagioli è pieno di belle speranze segnate da tre ritiri ma quello di Fagioli è incruento.

La corsa della Targa Florio è dura, nella edizione del 1931 anche se c’è il sole il vento sferzante che investe la strada, a tratti viscida, accompagna le auto per tutta la durata della gara nel corso della quale si troveranno anche a combattere con la pioggia. Essendo solo tredici i piloti in gara le segnalazioni li accompagnano strada facendo; le prime notizie sulla corsa, a Caltavuturo, danno in testa a pari merito, Fagioli e Borzacchini dopo 25′ di gara, a 13″ la Bugatti di Varzi, poi Campari, Arcangeli con Nuvolari a 1′. Il tempo cronometrato è alla stregua di quello dell’anno passato anzi, tenuto conto della diversità delle condizioni delle strade è certamente migliore. La Maserati di Dreyfus, avviatosi senza meccanico, con il pilota non propriamente a suo agio viene già data in ritardo in quel mare di acqua e fango. Il pilota di Gubbio, partito da Cerda con una macchina in grado di dargli una mano in una corsa all’attacco, a causa di un imprevisto deve, invece, rassegnarsi poco prima di metà gara. Le notizie che giungono da Petralia segnalano che in località Castellana all’ingresso di una curva trovata viscida, che immette sul ponte di un torrente dalle acque limacciose, la Maserati che viaggia ad andatura sostenuta non ha sentito più la strada sotto le ruote e dopo essere scivolata di lato è andata a urtare violentemente contro il muretto dove finisce la sua corsa lasciando i segni del retrotreno. Il contraccolpo ricevuto dal pilota, all’interno dell’abitacolo, mette in forse la solidità degli incisivi di Fagioli che, tornato ai box, al giornalista inglese F. Bradley, avvicinatosi per chiedere notizie, senza perdere il suo umore afferma: “…. per qualche giorno mi arrangerò a masticare ‘a retromarcia.’” riferendosi al fatto che avrebbe dovuto masticare solo con i denti molari.

(Estratto da:”Il pilota che non disse mai basta“)