La Lancia Augusta cabriolet requisita

A Perugia i tedeschi in ritirata requisiscono una automobile Lancia Augusta cabriolet ma il proprietario reagisce in maniera insolita.

Uno tra i primi possessori d’auto a Perugia, con la licenza n.4, fu Antonio Sereni. Grande appassionato e amante dell’automobile al punto, si dice, che il suo carattere deciso e volitivo, associato alla grande passione per le automobili, stava per giocargli un brutto scherzo, quando i tedeschi in ritirata furono sul punto di far saltare in aria la sua villa di Montevibiano se non avesse consegnato loro la sua Lancia Augusta cabriolet, alla quale Sereni aveva astutamente smontato e nascosto le ruote. Fu la moglie a dare saggiamente ordine al giardiniere, che conosceva il nascondiglio, di consegnare le ruote, affinché i tedeschi risparmiassero la villa. Questi, rimontate le ruote, misero in moto la vettura e se la portarono via sotto gli occhi sbigottiti dell’incredulo proprietario. Sembra che il Sereni quella sera, preoccupato più per la sorte della bella cabriolet che della villa, abbia cacciato di casa tutti i familiari, per un paio di giorni, e licenziato il giardiniere!

Mille Miglia del 1955: vinta con un raod-book di 5km

Alla Mille Miglia del 1955 un equipaggio per non perdersi lungo le strade ha usato, per vincere la corsa, appunti scritti su 5km di carta

La Mille Miglia del 1955 ha più di un merito uno di questi è l’essere riuscita a stabilire il record assoluto di presenze con 521 macchine schierate al via in Viale Rebuffone; un altro è quello rappresentato dai 281 equipaggi che sono riusciti a tornare a Brescia. Inoltre un merito speciale deve essere accordato a Stirling Moss e a Denis Jenkinson che per non sbagliare strada e per viaggiare il più velocemente possibile prepararono un dettagliatissimo “radar”. Una idea realizzata scrivendo i riferimenti del percorso su una striscia di carta lunga oltre 5 metri, che si svolgeva da un rullo per avvolgersi su un altro, entrambi disposti parallelamente in una scatola in consegna al co-pilota. “Jenks” man mano che l’auto bruciava i chilomteri, avvolgeva la striscia leggendo le note corrispondenti e comunicandole a Moss con segni convenzionali della mano.

È curioso notare che questo metodo fu preferito all’interfono tra pilota e co-pilota che la Mercedes aveva realizzato; le comunicazioni infatti spesso non venivano comprese dal pilota troppo concentrato nella guida.

Il risultato di questa metodica preparazione fu eccezionale: Moss vinse la gara alla media record di 157,650 km/h, segnando anche i nuovi record sui tratti Brescia-Pescara (189,981 km/h) e Brescia- Roma (173,050 km/h), oltre che sulla Cremona-Brescia (198,464km/h) del gran Premio Nuvolari.

Mille Miglia del 1950: Quattro fratelli al via nella corsa bresciana

La Mille Miglia del 1950 è segnata dalla presenza di quattro fratelli tutti con la Ferrari.

Per la sua diciassettesima edizione la gara, scaramanticamente, muta denominazione, assumendo quella di “La Mille Miglia del 1950 per la Coppa Franco Mazzotti”.
Purtroppo questo “escamotage” non è sufficiente a scongiurare i moltissimi incidenti, i guai e le “polemiche, inevitabili viste le dimensioni raggiunte dalla gara che annovera ben 375 vetture alla partenza.

La presenza di quotate squadre come la Scuderia Ferrari con Ascari e Villoresi, dell’Alfa Romeo con Fangio, Rol e Bonetto, alle quali si aggiunge la Jaguar con Biondetti, rendono quasi vane le speranze dei piloti privati. Tra questi i rampolli della famiglia Marzotto.

Oltre a Giannino Marzotto, presente con una Ferrari Touring 195S, a questa edizione della gara bresciana partecipano anche i suoi tre fratelli, tutti al volante di vetture Ferrari, ma solo Vittorio riesce a tagliere il traguardo in nona posizione assoluta.

Memorabile rimane l’arrivo del conte Marzotto che scende dalla vettura dopo tredici ore di guida indossando un doppiopetto di grisaglia “naturalmente di tessuto Marzotto” con cravatta azzurra dello stesso colore della sua Ferrari. A Giannino Marzotto resta il record di più giovane vincitore della Mille Miglia.

(estratto da: Luigi Fagioli “il pilota che non disse mai basta”)