24 agosto 1930 La Salmson di Fagioli si brucia prima della gara

La sfortuna perseguita il pilota di Gubbio che per correre deve dire grazie a un suo tifoso che gli offre una Alfa Romeo.

A Senigallia si corre la seconda edizione del circuito cittadino e Fagioli, non avendo la Maserati rimasta in officina, approfitta iscrivendosi con la Salmson SS. La mattina del sabato il meccanico Lauri mentre porta la macchina alle verifiche viene tamponato da un’altra vettura. Nell’urto il serbatoio si rompe facendo uscire la benzina che s’incendia. Dopo un primo sbigottimento, che tiene la gente lontana dall’intervenire, una provvidenziale coperta, buttata dal meccanico sulle fiamme, insieme a alcune manciate di terra ben assestate riesce ad avere ragione del fuoco. La Salmson in parte è salva, ma i danni la rendono inutilizzabile per la corsa. Alla notizia che Fagioli non ci sarà un concorrente, tifoso dell’eugubino, senza pensarci due volte gli cede in uso la propria Alfa Romeo 6C. Alle 14,40, dopo che sono partite le piccole cilindrate, partono le 1500cc che vedono schierati in prima fila la Maserati di Ruggeri e Anselmi con l’Alfa Romeo, in seconda Zanelli su Fiat 514 con Fagioli, a seguire Tuffanelli con la Bugatti e Caniato con l’Alfa, in ultima la coppia Leopardi con la Fiat 514 e Saccomanni su Alfa Romeo. Fagioli cerca di assumere il comando provando ad avere ragione di Ruggeri che chiude il primo giro davanti a Caniato, Saccomanni, Anselmi e Fagioli. Nei giri che seguono le posizioni non cambiano salvo nel corso del sesto, quando Fagioli supera Anselmi terminando la corsa in quarta posizione. Alcuni giorni dopo la bruciacchiata Salmson è trasportata a Gubbio e fatta oggetto di un accurato e lungo restauro.

(estratto da: “Luigi Fagioli il pilota che non disse mai basta

2 aprile 1950 X Giro di Sicilia. Dopo l’arrivo la sorpresa

Al termine della corsa siciliana un nutrito gruppo di piloti anziché trovare fiori, coppe e applausi, dopo l’arrivo trova poco piacevoli sorprese.

La corsa, organizzata come 34a Targa Florio, si disputa sullo stesso itinerario del 1938 con la differenza che la distanza prevista su 1080km ne fa un cocktail massacrante. Alla corsa palermitana, mentre l’Ingegner Speluzzi è affaccendato nella punzonatura delle macchine, i piloti e la gente, in attesa della partenza si dedicano all’asta alla ricerca dei nomi dei probabili vincitori. Alberto Ascari viene comprato a 45.000lire, Biondetti, Rol e Mario Bornigia a 25.000lire, Villoresi nella 2000cc, che risulta poi il più quotato in assoluto, ottiene 49.000lire, nella 1100cc tocca a Nuvolari essere offerto a 40.000lire. Fagioli viene puntato a 13.000lire. Trascorsa mezzanotte le piccole cilindrate, nelle quali figura l’Osca di Fagioli-Diotallevi e l’Abarth Cisitalia di Nuvolari, si trascinano dietro le macchine più performanti con Musso, Bernabei, Marzotto e Ascari. Con la notte che si fa sempre più buia, anche perché la corsa è accompagnata da una fastidiosa pioggia che rende viscida la strada, la corsa diventa quasi una scommessa da vincere alla luce dei fari che vanno poco oltre il muso della macchina. Strada facendo nel buio della notte, per un guasto ai fari si perde Nuvolari, mentre l’Osca di Fagioli lascia l’osimano fermo con il cambio rotto. Anche al comando le sorprese non mancano e i ritiri della Ferrari di Ascari, seguito da Biondetti e Bonetto lasciano la vittoria a Bornigia. A fine gara alcune sorprese: per Fagioli, ritirato, una ammonizione per una irregolarità, per la Teresa De Filippis partita a spinta, mentre Sbordone, Zaffiri e Lietti esclusione per irregolarità.

(estratto da: “Luigi Fagioli il pilota che non disse mai basta

1933.Borzacchini e Nuvolari nulla possono nel GP di Marsiglia

Borzacchini e Nuvolari, costretti al ritiro, nel GP di Marsiglia non riescono a far fronte alla superiorità delle Alfa P3 della Scuderia Ferrari di Chiron e Fagioli

Il 27 agosto del 1933 si corre, in Spagna,  il GP di Marsiglia sul circuito di Miramas. Un tracciato di undici lunghi e sfibranti chilometri di nastro cementato dove si presentano diciassette concorrenti. Tra questi ci sono Mario Umberto Borzacchini e Tazio Nuvolari che corrono in proprio avendo abbandonato la Scuderia Ferrari; ai due si aggiungono Fagioli e Chiron, ingaggiati da Ferrari per sopperire alle assenze dei due transfughi.

Ferrari per tornare a vincere, riuscendoci anche con l’aiuto del Governo, ha fatto di tutto per avere in gestione le vincenti, indimenticate Alfa P3, che l’Alfa Romeo ha ritirato dalle corse.

La corsa, già prima di partire, è opinione comune sarà condizionata dal caldo che metterà alla prova la resistenza dei piloti, e dalle tante fermate per far fronte all’usura delle gomme da sostituire ogni 25km, in una gara che di chilometri ne prevede 500.

Al via è Chiron, con la Bugatti T51, che si prende la briga di tirare il gruppo davanti alla Maserati 8CM di Nuvolari il quale dopo due giri va al comando lasciando il francese a difendersi dagli attacchi della Bugatti T54 di Dreyfus, della Maserati 8C di Borzacchini che ha alle spalle l’Alfa P3 di Fagioli.

Davanti alle cinquantamila persone, collocate lungo il percorso, lo spettacolo è movimentato dai cambi di posizione rese incerte per le soste ai box e i ritiri per guasti meccanici dai quali non escono immuni: Borzacchini, Dreyfus Etancelin e lo stesso Nuvolari che deve lasciare il passo a Chiron dopo ottanta giri.

Fagioli, penalizzato da alcune fermate non programmate, lottando in maniera leonina pur riuscendo a recuperare manciate di secondi sul compagno di squadra, si deve accontentare del secondo posto.

(estratto da: Baconin il “fratellino” di Nuvolari)