GP Eifel 1934: La leggenda delle Frecce d’argento

Al GP Eifel 1934 le Mercedes, al debutto in un Gran Premio, sono fuori peso, una volta sistemate diventano le Mercedes Frecce d’argento.

Come oggi, anche all’epoca le corse non si vincono solo sui campi di gara, ma si prova a portare a casa i risultati anche a tavolino con qualche reclamo. Infatti nel 1934 al GP dell’Eifel, secondo il racconto di Neubauer nel suo libro “Manner, Frauen und motoren”  quando le Mercedes W25 vengono presentate alle verifiche tecniche ante-gara, ai tecnici della Scuderia della Ferrari non sfugge il particolare che le vetture tedesche sono state portate al peso senza olio dei freni che invece deve essere nell’impianto. Ricevuta la segnalazione, dato che la verifica va fatta senza gomme, senza acqua e olio motore, i Commissari tecnici richiamano le vetture tedesche per il rabbocco olio freni. Effettuata l’operazione la lancetta della bilancia si ferma a 751kg che, anche se per un solo chilo, rappresenta un valore troppo alto rispetto al massimo consentito!

Dopo un primo momento di indecisione, scrive ancora Neubauer, i tecnici tedeschi trovano la soluzione. Ritirano le macchine e nel corso della notte quattro meccanici rimuovono tutta la vernice bianca dalle lamiere di alluminio delle due vetture che al termine del lavoro, tirate a lucido, splendono nel loro colore argenteo.

Al mattino dopo le due Mercedes di Brauchitsch e di Fagioli, trasformate in “Silberpfeil” (Freccia d’argento), tra lo stupore del pubblico e con buona pace della Scuderia Ferrari, superano lo scoglio delle verifiche tecniche essendo ampiamente al disotto del peso minimo previsto.

Alla luce di quanto erano le regole sul peso, il racconto di Neubauer è fantasioso in quanto la gara era a peso libero.

(Estratto da: Luigi Fagioli – il pilota che non disse mai basta-)

GP di Tripoli 1928 vinto prima di partire.

Il GP di Tripoli 1928 viene vinto eliminando un avversario, quello più pericoloso, con un reclamo prima di partire.

Il 6 marzo del 1928, in compagnia di Materassi, Fagioli, Varzi e Borzacchini, Nuvolari sbarca dal Piroscafo “Tripolitania” nel porto di Tripoli, già in festa, per l’atteso Gran Premio valido per il Campionato Italiano.
Una gara su sedici giri per un totale di 419,200km terminati i quali chi riuscirà ad emergere su tutti si aggiudicherà le 50.000lire in palio.
I favoriti, sulla carta, sono il toscano Materassi sceso in Africa con due Talbot 700 da 1500cc, una delle quali è per Luigi Arcangeli, neo acquisto della Scuderia fiorentina; Nuvolari anche lui con la sua Scuderia ha portato tre Bugatti Tipo 35C oltre 1500cc: per se, per Pastore e per Varzi.
Il giorno della punzonatura delle macchine per un cavillo regolamentare, una questione di principio divenuta forse una ripicca da parte di Nuvolari nei confronti di Materassi, quelle del toscano non possono essere schierate poiché il Regolamento internazionale le classifica come monoposto e Materassi, che per questo corre senza meccanico, dovrebbe installare 70kg di zavorra come sostenuto dal mantovano. Materassi, che afferma di non poter alloggiare tanta zavorra senza pregiudizio per la sicurezza personale e della macchina, chiede alla Direzione di poter correre senza. Basterebbe una firma di tutti i piloti ma Nuvolari davanti al foglio con puntiglio e decisione afferma: “Mi go dito che no ghe firmo, e no ghe firmo!” Eliminate, in un colpo solo, le scomode Talbot dell’avversario, Nuvolari già dalla vigilia della corsa riesce a mettere una ipoteca sulla vittoria che, una volta partito, poi porta a casa insieme al premio finale.
(Estratto da: – Baconin “Il fratellino di Nuvolari” -)

Premio Perugino del Turismo. Idea geniale

Una corsa poco conosciuta, una geniale idea di Giovanni Buitoni per incentivare i piloti alla Coppa della Perugina.

La Coppa della Perugina dopo i primi due successi ottenuti nelle edizioni del 1924 e del 1295, grazie  soprattutto alle geniali idee partorite dalle menti dei componenti dell’Automobile Club perugino, come l’asfaltatura di tutti i 16.400m del percorso da Piano di Massiano a Piano di Massiano passando per Madonna Alta, le curve di Centova, S. Sisto, Olmo e Ferro di Cavallo, l’uso delle carrozze ferroviarie, ferme alla stazione, come tribune mobili o la Torre dei servizi, nel 1926 ne venne sfornata un’altra.

Per collaudare le strutture, i servizi pensati per lo svolgimento della Coppa della Perugina, le comunicazioni radio, nonché dare ai piloti la possibilità ottimizzare l’organizzazione dei rifornimenti e dell’assistenza nel corso di una vera gara, venne  messo in calendario il Gran Premio Perugino del Turismo; una gara da disputare, sette giorni prima della Coppa della Perugina. La data prescelta è il 23 maggio; le macchine, per risparmiare quelle da gara, sono della Categoria Turismo, con una classifica riservata alle Dame.

Alla ghiotta occasione, non rinunciano Materassi e Brilli Peri, vincitori delle due precedenti edizioni della Coppa, ai quali si aggiungono Pintacuda, Aymini, i fratelli Alfredo e Riccardo Berretta, l’eugubino Fagioli che portano le presenze a venti unità schierate al via. Per le Dame solo due le presenze quella della Nerazzini Iole e della Firpo Vozzi Emma.

Il giorno della gara, davanti al numeroso pubblico, la Diatto di Aymini è al comando, l’Alfa di Pintacuda, che ha come “meccanico” Materassi, è costretta ad inseguire.

Nel corso dei sei giri previsti, segnati dal ritiro di Brilli Peri, Carlo Pintacuda stimolato dal “meccanico” Materassi, dopo esser passato al comando va a vincere seguito da Aymini e Cortese.

(Estratto da: La Coppa della Perugina -Storia di una grande Corsa-)