Il mercato nero alla Mille Miglia

L’idea di Castagneto per avere tanti tanti iscritti alla Mille Miglia vede tanti iscritti ma pochissime presenze al via.

Messo alle spalle il periodo buio della guerra, anche se con qualche difficoltà legata al voler organizzare una corsa voluta dal superato regime, la Mille Miglia torna sulle strade il 21 giugno del 1947. La voglia di tornare a correre la Mille Miglia è tanta anche se le strade sono rattoppate alla bella e meglio e le macchine che ci sono quelle degli anni trenta.

Inoltre c’era un problema ed era quello posto dal razionamento ancora in atto della benzina e dei pneumatici. Grazie ad accordi particolari, i concorrenti ebbero la possibilità di acquistare al momento dell’iscrizione un treno di gomme nuove Pirelli a prezzo super scontato e tagliandi per benzina sufficiente per l’effettuazione della gara da consumarsi presso i distributori disposti lungo il percorso. L’idea, nell’immediato, riuscì a centrare l’obiettivo che Castagneto si era prefisso portando l’elenco degli iscritti a 245; quando però giunse il momento della partenza questi si ridussero drasticamente, tanto che solamente in 145 si presentarono a Brescia per il via. Il motivo del perchè di tante defezioni venne individuato poco dopo e ricondotto al basso prezzo degli pneumatici che essendo pressoché introvabili andarono ad alimentare il mercato nero.

Altra novità alla Mille Miglia del 1947 venne rappresentata dal nuovo copricapo indossato da Renzo Castagneto che per la prima volta si presentò sulla pedana di viale Venezia con un cappello floscio al posto della tradizionale bombetta con la quale aveva dato le partenze in tutte le tredici edizioni
precedenti. Si giustificò rispondendo alla domanda “E la bombetta?” postagli da Carlo Biscaretti di Ruffia: “Perduta, liquefatta, subissata nei bombardamenti con tutto l’armadio. E quel che è peggio, non se ne trovano più. E allora sono passato alla lobbia”.

La Mille Miglia si corre con un escamotage

La difficile situazione internazionale, creata dalla guerra etiopica che ha portato alle sanzioni economiche all’Italia, impedì la partecipazione dei piloti stranieri alla Mille Miglia. Per dare un senso ai numeri che avrebbero giustificato lo svolgimento della Mille Miglia si pensò ad un escamotage. In accordo con il regime di “autarchia” furono pensate speciali classifiche riservate alle vetture alimentate a combustibili succedanei di natura gassosa, liquida o solida. La previsione di inserire questa categorie di macchine, sorretta nell’ opinione pubblica dalla stampa, anche se non raggiunse quel numero di presenze preventivate, infatti, i partecipanti con quel tipo di carburanti risultarono essere solamente sei, si ritenne che la scelta politica avesse raggiunto lo scopo. Anche se a ranghi ridotti, contati in soli sessantanove partiti, fu ancora compito dei piloti alla guida delle macchine di marca italiana Alfa Romeo e Maserati, scendere in campo per portare il messaggio di sport percorrendo le strade della penisola. Dopo un giorno di battaglie combattute lungo i 1597km della corsa bresciana emersero tra tutti, lottando per la vittoria assoluta, Antonino Brivio e Farina; anche se Clemente Biondetti, recordman nel tratto fino a Bologna con oltre 166km/h, provò con coraggio ma senza successo a inserirsi tra i due. All’arrivo della Mille Miglia, a Brescia, la coppia formata da Brivio-Ongaro, al termine dell’accesa lotta, sopravanzò l’equipaggio Farina-Meazza di soli 32 secondi.

Ha un contratto con l’Alfa ma corre con Mercedes

La Mercedes infrangendo le regole sportive ingaggia un pilota, sotto contratto con l’Alfa Romeo, per farlo correre alla Mille Miglia che poi vincerà.

Verso la fine del 1930 iniziarono a circolare notizie che, stante la crisi economica, l’edizione della Mille Miglia del 1931 avrebbe potuto essere l’ultima, a questa si aggiunse la voce che Caracciola avrebbe partecipato con una Mercedes e scosse l’ambiente. In particolare l‘Alfa Romeo che ritenendo il pilota scorretto in quanto aveva con loro degli impegni, ne denunciò il caso alla Federazione tedesca. Poi la storia venne bonariamente risolta e Caracciola poté prendere il via. Per opporsi alla potenza della Mercedes la Casa del Portello si affidò a due fiammanti 8C 2300 per Nuvolari e Arcangeli, mentre, da parte dei francesi la Bugatti mise a disposizione del galliatese Varzi una T50 GS. La Mercedes di Caracciola, anche se l’Alfa di Arcangeli passò prima al controllo di Bologna, sfruttò tutta la sua potenza arrivando al controllo sotto le Torri alla media di 154,222 km/h, polverizzando il precedente record. Dei suoi rivali, il primo,Varzi si era già dovuto fermare. Sull’Appennino iniziò il recupero di Nuvolari, ma già erano apparsi i primi sintomi dei guai alle gomme che avrebbero fermato la rincorsa delle vetture milanesi. A Brescia, come da copione, la poderosa Mercedes di Caracciola riuscì a giungere vittoriosa in Viale Rebuffone.

(estratto da: Baconin il “fratellino” di Nuvolari)