Luigi Fagioli: Una storia sportiva dalle corse in moto alla F1.

Luigi Fagioli, pilota degli anni venti, dal carattere forte e deciso, sfidando i grandi dell’epoca, dalle moto giunge fino alla F1.

Gubbio e Osimo in un sano campanilismo si contendonola storia sportiva di Luigi Fagioli, che con il suo coraggio è riuscito a raccogliere importanti risultati nello sport delle quattro ruote guidando dalla scattante Salmson alle più veloci Maserati, Alfa Romeo, Mercedes, Auto Union e Lancia.

Anche se il suo carattere, non certo dei migliori, ha fatto rifuggire Fagioli dalle luci della ribalta, mandando addirittura la moglie a ritirare i premi vinti, i risultati raccolti nelle oltre duecento gare disputate, prima con una moto e poi con l’auto, hanno aiutato a fare la storia dello sport in Italia.

In parte l’oblio che lo ha nascosto agli occhi degli sportivi è derivato da un insieme di fattori individuabili nelle particolari condizioni in cui si è formata la sua carriera più significativa, quella delle vittorie. Dopo avere vinto il Campionato Italiano con l’Alfa Romeo P3 davanti a Nuvolari, abbandona la Scuderia Ferrari per la Mercedes con la quale, pur vincolato da ordini di scuderia, vince e ottiene piazzamenti senza però avere grande riscontro sulla stampa italiana, in quanto pilota italiano alla guida di una macchina tedesca, ne su quella tedesca per essere un vincitore dal nome italiano anche se su macchina tedesca.

Tornato in Italia, cessata la guerra, Luigi Fagioli passa alla guida dell’OSCA. L’Alfa,nel 1950,lo chiama per disputare il primo Campionato di F1,concluso al terzo posto,a fianco di Farina e Fangio.

Nel 1952, dopo che la Lancia gli ha affidato una B20, che porta alla vittoria nella Mille Miglia, nelle prove del GP di Monaco, nel mese di maggio,  ha un incidente che lo porta alla morte il 20 giugno del 1952.

(Estratto da: Luigi Fagioli – Il pilota che non disse mai basta -)

Coppa della Perugina e Giro dell’Umbria. Auto e cioccolato

Cioccolato e sport. Due corse di automobili, dal nome legato al cioccolato, fanno per anni di Perugia e dell’Umbria il centro di attenzione nazionale.

 Tutto ha inizio nel 1924 quando l’A.C. pensa di far correre le macchine ai piedi della città. Detto fatto. Per prima cosa viene il nome, a questo pensa Giovanni Buitoni che, essendo Amministratore della fabbrica di cioccolato della città, la denomina Coppa della Perugina. La prima edizione è un successo come lo sono le altre che seguono. Dove si corre sono le strade di tutti i giorni, ogni anno rese agibili, come viene costruita una torre per la direzione, fermati i treni a causa dei passaggi a livello, usate le carrozze ferroviarie come tribune mobili. Sui 16.400m vince il toscano Materassi per tre volte e una Brilli Peri affrontando avversari tra i tanti: De Sterlich, Balestrero, Presenti, Nuvolari. Dopo quattro volte lo spettacolo finisce per colpa di un finanziamento non venuto.

La voglia dei perugini di avere una corsa è ancora integra e la Mille Miglia, bandiera del successo che unisce Brescia a Roma e viceversa, spinge ancora l’A.C. ad avere la loro gara che torna nel 1948 come Giro Automobilistico dell’Umbria, una denominazione che resiste fino al 1952 quando si riaffianca: Coppa della Perugina. Ora le macchine non sono più Itala, Ballot, Bugatti, ma Lancia, Ferrari, Osca, Stanguellini, Fiat, come i piloti i cui nomi sono cambiati in Vallone, Gerini, Musso, Valenzano e percorrono il giro della regione sconfinando in Toscana. Si va avanti fino al 1954 poi una serie di incidenti, a Le Mans, e su strada alla Mille Miglia e di moto alla Milano-Taranto mettono ancora la parola fine alla gara umbra.

(Estratto da: Coppa della Perugina e Giro Automobilistico dell’Umbria - Genialità d’altri tempi-)

Baconin Borzacchini e Tazio Nuvolari “i fratellini”.

Due grandissimi Campioni accomunati da un’unica passione sfociata in una amicizia fraterna.

Baconin Borzacchini nasce a Terni da una famiglia modesta, la madre casalinga ed il padre corriere tra Terni e Roma. Terminate le scuole di primo grado le interrompe per andare a lavorare in una officina meccanica.

E’ l’occasione che lo avvicina alle gare delle automobili dove debutta correndo in salita Coppa della Mengara vincendo la categoria. La passione si accende, e risparmiando lira su lira acquista una Salmson, con la quale si fa le ossa, correndo in tutta Italia: alla Coppa della Perugina, a Pescara, a Monza, alla Targa Florio, al Mugello. Si distingue sulle gare in salita, fino a diventare pilota ufficiale della Maserati, con la quale affronta alla pari, piloti del calibro di: Materassi, Brilli Peri, Fagioli, Campari, Varzi, Balestrero, e Tazio Nuvolari.

Prima di abbandonare la Maserati ha modo di fare suo il record del modo sui 10km lanciati a Cremona alla media di 247,933km/h.

Poi grazie a Nuvolari, conosciuto a Perugia nel 1927, che ha apprezzato i risultati di Baconin, passa all’Alfa Romeo con a quale, alternandosi a Nuvolari, raccoglie tanti primi e secondi posti, che consolidano l’amicizia tra i due. Vince a Susa, a Pontedecimo, ad Avellino, in Belgio dove con Nuvolari arrivano addirittura appaiati, vince anche la Mille Miglia.

L’Alfa si ritira dalle corse e i due piloti, per la stampa “i fratellini”, passano alla Scuderia Ferrari che  poco dopo abbandonano. Due mesi dopo si corre il GP d’Italia e al pomeriggio il GP di Monza. Nel secondo ci sono Campari e Borzacchini che poco dopo il via si urtano decedendo entrambi.

(Estratto da: Borzacchini M.U. -Il cavaliere del rischio-)