L’Autodromo di Roma:il Littorio

L’Autodromo di Roma, o meglio del Littorio, realizzato all’interno dell’Aeroporto della Capitale ospita la prima corsa.

Roma, contagiata dalla velocità, non poteva rimanere senza un Autodromo, sul quale organizzare le corse automobilistiche, che nell’aprile del 1931 viene consegnato, dalla Soc. Puricelli, all’Aeroporto di Roma il quale, con una convenzione, la cede all’Automobile club capitolino. I suoi 4.440m, di cui 2.045 in rettilineo, larghi 12m che diventano 100 davanti ai box, sono collocati all’interno dell’aeroporto della capitale. Il rettilineo di m. 932 sul quale trovano posto: le tribune, le tabelle di segnalazione e i boxes è parallelo alla via Littoria (oggi via Salaria) e alla ferrovia Roma-Firenze, si immette in una grande curva di 330 metri di raggio che devia verso il Tevere, volgendo a destra. Questa curva è in piano, mentre i rettilinei hanno una pendenza di spluvio di cm. 11 da ogni lato, con una pendenza unica di 22cm verso il centro. Le auto, uscendo da questa curva, entrano in un secondo rettilineo, parallelo al fiume Tevere, lungo 627m che sbocca nella grande curva sopraelevata di 150m di raggio e che consente una velocità superiore ai 250 km/h. La sopraelevazione in cemento è di 7m e la pendenza di 48 gradi.
Segue ancora un rettifilo di 485m, che dopo aver puntato verso la via Littoria, sfocia in una curva a sinistra di 500 metri di raggio, seguito da un altro breve rettilineo parallelo a quello di partenza che dopo aver affiancato questo, per alcune diecine di metri, si immette nel rettilineo della via Littoria,  con un secco dietro front, denominato “curva della ripresa”.
La gara di apertura, VII Reale Premio di Roma, è vinta da Ernesto Maserati con la Maserati V4 16C 4.000cc, davanti a Dreyfus e Biondetti.

(estratto da Luigi Fagioli “il pilota che non disse mai basta”)

Baconin Borzacchini fa una cosa insospettabile

Baconin Borzacchini fa provare nell’Autodromo di Monza alle SS.AA.RR. il brivido della velocità con l’Alfa Romeo Tipo Monza.

Baconin Borzacchini, una settimana dopo il Gran Premio di Monza del 1930, riceve dalla Direzione Amministrativa dell’Alfa Romeo un telegramma con il seguente contenuto:”S.A.R. il Principe dei Piemonte e consorte, vuol girare a Monza su una macchina da corsa. Si tenga pronto. Jano”. Dopo un primo momento di stupore, al pilota ternano, non rimane che fare armi e bagagli e partire in direzione Monza per rispettare l’invito.
Il giorno 16 settembre, i due piloti, Borzacchini e Marinoni dopo essersi guardati negli occhi meditando sulla responsabilità che di lì a poco sarebbe toccata ad entrambi, si tranquillizzano pensando che i Reali consorti avrebbero voluto solo saggiare alcuni giri della pista a moderata velocità.
Dopo aver fatto alcuni giri per provare la messa a a punto delle macchine, come ricorda Borzacchini, toccò al pilota ternano far salire sulla Tipo Corsa la Principessa Maria Josè che si accomodò nell’abitacolo in attesa della partenza. L’Alfa si avviò lentamente per percorrere il primo giro del vecchio circuito della pista, poi un altro del nuovo e infine un ultimo giro di quello della sola pista. Giunto ai box nell’abitacolo, rassicurata che il giro sarebbe stato tranquillo, prese posto la Principessa Romanoff. Come l’Alfa percorse i primi metri la Principessa esclamò:” Plus vite, plus vite…” Poco dopo davanti ai box l’Alfa passò a quasi 150km /h. Dopo due giri tutto ebbe fine con le congratulazioni alla Principessa per il suo coraggio.
Subito dopo toccò al Principe Umberto prendere posto nell’Alfa già calda nel motore. Terminati i due giri, Maria Josè si congratulò con il Principe al quale il cronometrista Turba gli comunicò “Centosessanta all’ora, Altezza!” “Perbacco!” rispose. La gratificante esperienza del contatto con i componenti della Famiglia Reale portò Baconin a fare una profonda riflessione dalla quale emerse il convincimento che fosse ora di potersi disfare di quel nome che, anche da un punto di vista sportivo, lo penalizzava con la stampa dell’epoca. Fattosi pertanto coraggio, dopo averne parlato anche a casa con i suoi, decise di avviare le pratiche per cambiarlo in un più normale Mario Umberto. La cosa venne poi ufficializzata nel corso del mese di aprile dell’anno successivo.

(Estratto da: Baconin “il fratellino di Nuvolari“)

Enzo Ferrari presenta reclamo:respinto!

Enzo Ferrari e Presenti, poco sportivamente, reclamano Materassi per la pulitura degli occhialoni fatta da parte del meccanico

Dopo due anni di pausa, l’Automobile Club fiorentino ripropone in calendario il Circuito del Mugello che per le sue milleseicentonovanta curve, per i saliscendi mozzafiato, per la durezza del tracciato è ritenuto la Targa Florio dell’Italia centrale. Per chi vince ci sono ben 60.000lire, che piloti come Enzo Ferrari, Campari, il fiorentino Presenti, Borzacchini e Materassi cercheranno di portare a casa. Assenti Brilli Peri, per incidente in prova, e Nuvolari.
Dopo il via, dato a San Piero a Sieve con le macchine scaglionate per numeri, Campari con l’Alfa Romeo 6C SS 1500cc, non ha difficoltà a mettersi in testa al gruppo ottenendo in poco tempo il record del giro in 49’58”4/5. Alle sue spalle le Alfa di Ferrari e Presenti, in quanto quella del temibile Bona sta perdendo terreno, seguite dall’Itala di Materassi che ben presto sale in seconda posizione.
A due giri dal termine Campari è costretto alla resa, fra San Piero a Sieve e Scarperia per guasto al compressore, lasciando strada libera a Materassi seguito da Ferrari a due minuti e Presenti a quattro.
L’ultimo giro conferma la prima posizione di Materassi, vincitore con l’Itala, di una inaspettata corsa che sale sul podio davanti alle due Alfa di Presenti e Ferrari, superato negli ultimi chilometri.
Quando è il momento dei festeggiamenti, la coppia dei piloti dell’Alfa Romeo va in Direzione gara per presentare un reclamo contro il vincitore, motivo: per essersi fatto togliere, nel corso del rifornimento a Scoglio di Castro gli occhialoni da un meccanico. Con tanto buon senso i Commissari dell’AC di Firenze non fanno altro che rinviare tutto al mittente.

(Estratto da: Baconin “il fratellino di Nuvolari”)