Sponsor delle sue Aziende e pilota Lancia. Germano Nataloni

Portava in giro per l’Italia e nelle corse all’estero il nome delle sue Aziende, il Latte di Nepi e l’Autogamma di Germano Nataloni guidando solo macchine Lancia.

Ha venti anni quando, appassionato come lo sono i giovani dell’epoca della Mille Miglia, contravvenendo ai desideri della madre ma assecondato dal padre, Germano Nataloni entra nell’abitacolo di una Fiat 1100 per partecipare, in compagnia di Sabbatini, alla corsa bresciana che purtroppo finisce senza alcuna soddisfazione lungo le strade d’Italia. E’ solo l’inizio di una lunga storia che si ripete nel tempo. L’anno successivo, questa volta a fianco di Amati, torna ancora alla Mille Miglia con una Alfa Romeo 1900 ma ottiene ancora un ritiro. A questo punto decide di affidarsi ad una Lancia Aurelia che insieme a Massarelli iscrive al Giro di Toscana dove coglie un primo risultato, anche al cinquantesimo posto assoluto. Per Germano Nataloni da questo momento inizia una carriera che lo lega in maniera indissolubile al marchio della Lancia. Con le macchine della Casa torinese Germano Nataloni fa tantissima esperienza prima su strada, poi ipista e salita raccogliendo importanti risultati che esaltano le sue doti personali e quelle delle macchine che guida. Il suo carattere mite, ma deciso viene esaltato, non solamente dai risultati sportivi ma anche attraverso l’attività imprenditoriale che attua nella gestione di un caseificio e di una Concessionaria Auto Lancia. Germano Nataloni spaziando in tutta la penisola, con tante puntate anche all’estero, è l’unico pilota che è rimasto fedele a tre cose: alla sponsorizzazione delle sue Aziende: il Latte di Nepi, l’Autogamma Concessionaria del marchio della Casa  Lancia con la quale ha sempre corso dalle berline  Turismo, d’inizio carriera, alla Delta Integrale gr A dopo essere passato, solo per ricordarne alcune, per la Stratos gr.4 poi diventata gr. 5, la Beta Montecarlo gr.5, la 037, la S4 gr. B e la Lancia LC1Barchetta

Una domanda ma Libero Liberati ha corso in auto?

Le corse in moto sono state il suo forte perché erano nel suo DNA, ma Libero Liberati non ha saputo, come tanti sottrarsi al debutto in una corsa in automobile.

Libero Liberati nasce a Terni nel 1926, a soli venti anni sale su una Guzzi Condor con la quale debutta, vincendo, in una gara in salita che finisce nel centro della città di Perugia. In  pochi anni ottiene importanti successi che nel 1950 lo lanciano nella categoria superiore. Nel 1951 affida le speranze di vittoria ad una Saturno con la quale conquista il Challenge FMI e approdando in  Gilera che gli affida una quattro cilindri. Il primo anno con la casa di Arese, con la quale rimane fino alla fine della carriera, è di transizione ai due seguenti al termine dei quali riesce a collocarsi al secondo posto assoluto nella classifica del campionato Italiano classe 500. Nel 1952 tra i tanti risultati positivi raccolti con una importante serie di primi posti non può fare a meno di collezionare un brutto incidente a Berna. L’anno successivo vive una esperienza che segna, in positivo, la sua carriera di motociclista nel senso che aggiunge un altro impostante tassello al suo curriculum sportivo. In Umbria erano già tre anni che con successo si disputava il Giro Automobilistico dell’Umbria che ogni volta aveva richiamato piloti sempre più numerosi e importanti. Nel 1953, a quel richiamo, neanche Libero Liberati seppe sottrarsi tanto è che si volle rendere attore presentandosi al via con una bianca Lancia Aurelia B20. La sua presenza, grazie alla notorietà raccolta nella guida delle due ruote, non passò inosservata, quello che rimase inosservato fu la sua presenza nella classifica finale in quanto un guasto meccanico lo fermò per strada interrompendo la prima ed ultima avventura alla guida di un’auto in corsa.

(Estratto da: Almanacco del motorismo Umbro)

Il GP del Belgio disertato a causa dei diritti di frontiera

Il GP del Belgio, valido per il titolo di Campionato Europeo, richiama le migliori guide del momento con Alfa Romeo, Maserati, Auto Union, Mercedes e Bugatti.

Al GP del Belgio che si corre il 29 luglio un agguerrito gruppo di piloti, in rappresentanza delle Case impegnate nel Campionato d’Europa, sono presenti per battere il record detenuto da Nuvolari. Mentre la stampa riporta le notizie sull’avvicinarsi del giorno, tra la sorpresa generale i due team tedeschi, contrariamente a quanto programmato, decidono all’unanimità di ritirare l’opzione di tutte e cinque le macchine che Stuck, Momberger, Caracciola, Brauchitsch e Fagioli avrebbero dovuto condurre sulla pista di Spa Francorchamps. Inizialmente la stampa attribuisce quale motivo dell’assenza delle “Frecce d’argento” la mancata messa a punto delle macchine, in realtà il motivo della clamorosa rinuncia, che quasi riduce a zero l’interesse della stampa e del pubblico nei confronti del Gran Premio, è da ricercarsi nell’assurda richiesta di 180.000Fr. avanzata dagli organizzatori alle due Case tedesche per i diritti d’ingresso alla frontiera sull’alcool da queste utilizzato nella preparazione della benzina speciale usata per l’alimentazione dei motori mescolando, all’epoca segretamente, 86 parti di alcool, 8,8 di acetone, 4,4 di nitrobenzene e 0,8 di etere solforico. Il GP del Belgio rimasta orfana delle squadre tedesche, alle quali si aggiunge all’ultimo momento la conferma dell’assenza di Nuvolari, in seguito a questa mutilazione d’iscritti vede schierati alla partenza solamente sette piloti. Una volta partiti, prima di metà corsa, dalla bagarre vengono tolti, per guasti meccanici, i due alfieri della Scuderia Ferrari: Chiron e Varzi. Tra i cinque rimasti in gara hanno pertanto vita facile i due portabandiera della Bugatti Dreyfus e Brivio che, senza strafare, riescono a raggiungere il traguardo davanti alla Maserati del francese Sommer.