La corsa finisce male e il pilota fa ironia.

L’arrivo della squadra della Maserati che porta in Sicilia tre piloti: Dreyfus, Biondetti e Fagioli è pieno di belle speranze segnate da tre ritiri ma quello di Fagioli è incruento.

La corsa della Targa Florio è dura, nell’edizione del 1931anche se c’è il sole il vento sferzante che investe la strada, a tratti viscida, accompagna le auto per tutta la durata della gara nel corso della quale si troveranno anche a combattere con la pioggia. Essendo solo tredici i piloti in gara le segnalazioni li accompagnano strada facendo; le prime notizie sulla corsa, a Caltavuturo, danno in testa a pari merito, Fagioli e Borzacchini dopo 25′ di gara, a 13″ la Bugatti di Varzi, poi Campari, Arcangeli con Nuvolari a 1′. Il tempo cronometrato è alla stregua di quello dell’anno passato anzi, tenuto conto della diversità delle condizioni delle strade è certamente migliore. La Maserati di Dreyfus, avviatosi senza meccanico, con il pilota non propriamente a suo agio viene già data in ritardo in quel mare di acqua e fango. Il pilota di Gubbio, partito da Cerda con una macchina in grado di dargli una mano in una corsa all’attacco, a causa di un imprevisto deve, invece, rassegnarsi poco prima di metà gara. Le notizie che giungono da Petralia segnalano che in località Castellana all’ingresso di una curva trovata viscida, che immette sul ponte di un torrente dalle acque limacciose, la Maserati che viaggia ad andatura sostenuta non ha sentito più la strada sotto le ruote e dopo essere scivolata di lato è andata a urtare violentemente contro il muretto dove finisce la sua corsa lasciando i segni del retrotreno. Il contraccolpo ricevuto dal pilota, all’interno dell’abitacolo, mette in forse la solidità degli incisivi di Fagioli che, tornato ai box, al giornalista inglese F. Bradley, avvicinatosi per chiedere notizie, senza perdere il suo umore afferma: “…. per qualche giorno mi arrangerò a masticare ‘a retromarcia.’” riferendosi al fatto che avrebbe dovuto masticare solo con i denti molari.

Nuvolari al debutto con la Bugatti

Dopo anni passati a cavalcioni di una moto Tazio Nuvolari, acquista una Bugatti e per il debutto decide di prendere parte alla Coppa della Perugina.

Alla Coppa del 1927, alla lunga file dei “bugattisti” si aggiunge la presenza del “mantovano volante”, Tazio Nuvolari, che per l’occasione ha acquistato una Bugatti, ritirata in fretta e furia nella fabbrica di Molsheim, senza fari ne documenti e riportata in Italia grazie all’intervento di due amici svizzeri, Pozzi e Bignami. Il mantovano dopo l’uscita di strada del 1 settembre del 1925 con un’Alfa Romeo, è alla sua seconda esperienza con le quattro ruote. La prima è avvenuta alla Mille Miglia ed è stata possibile per volontà dei dirigenti della squadra, che l’ha sotto contratto, solo perché effettuata alla guida di una Bianchi 3000cc. Tazio Nuvolari viene a Perugia per due motivi, il primo per avere ottenuto dal Segretario Savonelli un buon ingaggio con l’impegno di prendere parte alla gara motociclistica in programma sullo stesso circuito sette giorni prima della Coppa della Perugina. Il secondo per poter provare appunto la nuova Bugatti. La fama che precede Nuvolari a Perugia è quella che è riuscito a costruirsi macinando chilometri in settanta gare di moto, quaranta delle quali finite nei primi due posti della classifica. A Perugia nella gara motociclistica, ottiene il giro più veloce ma colleziona un amaro ritiro. Nella corsa automobilistica ha più fortuna.Senza timori reverenziali nei confronti ne di Brilli Peri, ne di Materassi lotta sapendo di dover risparmiare il mezzo e la tattica gli dà ragione. Tantissimi si fermano per strada, ma “il mantovano” giunge arriva in fondo terzo di Categoria e settimo assoluto.

Esratto dal Sito:“La Coppa della Perugina” e “www.corsedauto.it

Ferrari aiutato dalla fortuna

La capitale dell’automobilismo sportiva ospita la battaglia tra Ferrari e Mercedes che si svolgerà lungo le strade d’Italia e dove conta anche la componente fortuna.

Dopo anni di successi fortunati gli organizzatori della Mille Miglia hanno finalmente avuto il riconoscimento che Brescia è diventata il polo di attrazione dell’automobilismo sportivo. Nel 1952 sono infatti al via ben 501 macchine, ma la lotta per la supremazia è una sfida tra le Mercedes, presenti con Caracciola, Lang, Karl Kling, e le Ferrari, che hanno Taruffi, Biondetti, Vittorio Marzotto oltre i quali, con altre Ferrari, figuravano piloti privati come era il caso di Giovanni Bracco il quale all’ultimo momento, si dice, avesse avuto da Enzo Ferrari, molto malvolentieri, la macchina che sarebbe aspettata a Villoresi. C’è  da dire che Bracco era un forte stradista al pari di Biondetti, ma come quest’ultimo aveva una vita abbastanza sregolata cui aggiungeva il fatto di essere un pessimo pagatore. Per questo motivo Enzo Ferrari non garantì a Bracco alcuna assistenza, poiché nella concezione di Ferrari il pilota privato avrebbe dovuto invece pagare, e in contanti alla Casa di Maranello. Partita la corsa la Mercedes ha già mezz’ora di vantaggio sugli avversari mentre, strada facendo, le Ferrari ufficiali si perdono una dietro l’altra. Questa situazione, vista l’ottima posizione in classifica generale che aveva Bracco a Bologna, primo con due minuti di vantaggio sulla Mercedes di Kling, convinse Ferrari ad assistere la macchina del biellese ordinando ai meccanici di effettuare un cambio di gomme nuove. Questo consentì a Bracco di proseguire nella corsa, e nello stesso tempo alla Ferrari, di vincere la XIX Mille Miglia grazie all’aiuto della fortuna.