Un connubio tra cioccolato e sport

Due corse di automobili dal nome legato al cioccolato, fanno per anni di Perugia e dell’Umbria il centro di attenzione nazionale.

Tutto ha inizio nel 1924 quando l’Auto Moto Club di Perugia pensa di far correre le macchine ai piedi della città. Detto fatto. Per prima cosa viene il nome da dare alla corsa e a questo pensa Giovanni Buitoni che, essendo Amministratore della Fabbrica di cioccolato, la denomina Coppa della Perugina. Dove si corre è la strada ai piedi della città etrusca sulla quale ogni anno fervono i lavori di spianatura affidati a enormi compressori, di fissaggio della polvere aggiungendo a questi  la costruzione della torre per la direzione, i parcheggi e le tribune per il pubblico. Sui 16.400m vince il toscano Materassi per tre volte e una Brilli Peri, i loro avversari tra i tanti: De Sterlich, Balestrero, Presenti, Nuvolari, Fagioli, Borzacchini. Dopo quattro volte lo spettacolo finisce per colpa di un finanziamento non concesso dal RACI. La voglia dei perugini, sull’onda del successo della Mille Miglia, è di stimolo all’ Automobile Club di Perugia per avere una loro gara; una gara che torna nel 1948 come Giro Automobilistico dell’Umbria, denominazione che resiste fino al 1952 quando al nome, grazie ancora al Dr. Bruno Buitoni, si riaffianca: “Coppa della Perugina”. Ora le macchine non sono più le Itala, Ballot, Bugatti ma Lancia, Ferrari, Osca, Stanguellini, Fiat, come i piloti i cui nomi sono cambiati in Vallone, Gerini, Musso, Valenzano e percorrono il giro della regione sconfinando anche in Toscana. La corsa va avanti fino al 1954 poi la serie degli incidenti di Le Mans, e su strada alla Mille Miglia e di moto alla Milano-Taranto mettono di nuovo la parola fine alla gara umbra vissuta affiancando il nome del cioccolato

(Estratto da: Coppa della Perugina e Giro Automobilistico dell’Umbria - Genialità d’altri tempi-)

Un’amicizia nata sfidando la morte.

L’amicizia di  due grandissimi Campioni sfocia in un qualcosa che va oltre fino a diventare “i fratellini”.

Baconin Borzacchini nasce a Terni da una famiglia modesta, la madre casalinga ed il padre corriere tra Terni e Roma. Terminate le scuole di primo grado le interrompe per andare a lavorare in una officina meccanica. E’ l’occasione che lo avvicina alle gare delle automobili dove debutta correndo in salita Coppa della Mengara vincendo la categoria. La passione si accende, e risparmiando lira su lira acquista una Salmson, con la quale si fa le ossa, correndo in tutta Italia: alla Coppa della Perugina, a Pescara, a Monza, alla Targa Florio, al Mugello. Si distingue sulle gare in salita, fino a diventare pilota ufficiale della Maserati, con la quale affronta alla pari, piloti del calibro di: Materassi, Brilli Peri, Fagioli, Campari, Varzi, Balestrero, e Tazio Nuvolari. Prima di abbandonare la Maserati ha modo di fare suo il record del modo sui 10km lanciati a Cremona alla media di 247,933km/h. Poi grazie a Nuvolari, conosciuto a Perugia nel 1927, che ha apprezzato i risultati di Baconin, passa all’Alfa Romeo con la quale, alternandosi a Nuvolari, raccoglie tanti primi e secondi posti che consolidano l’amicizia tra i due. Vince a Susa, a Pontedecimo, ad Avellino, in Belgio dove Borzacchini e Nuvolari arrivano addirittura appaiati, vince anche la Mille Miglia. L’Alfa si ritira dalle corse e i due piloti, per la stampa diventati i “ fratellini”, passano alla Scuderia Ferrari che ad agosto del 1933 abbandonano per continuare, animati dalla loro indissolubile amicizia, la loro avventura sportiva che, purtroppo dura solo un mese. Il 10 settembre a Monza, dove si corre il GP d’Italia e al pomeriggio il VI GP di Monza, nel corso della seconda batteria della seconda gara il “fratellino” Borzacchini si separerà per sempre accompagnato dall’altro Campione, amico, Giuseppe Campari che per correre il GP di Monza aveva rinunciato a partire in quella del mattino.

(Estratto da: Borzacchini M.U. -Il cavaliere del rischio-)