Mille Miglia del 1950: Quattro fratelli al via nella corsa bresciana

La Mille Miglia del 1950 è segnata dalla presenza di quattro fratelli tutti con la Ferrari.

Per la sua diciassettesima edizione la gara, scaramanticamente, muta denominazione, assumendo quella di “La Mille Miglia del 1950 per la Coppa Franco Mazzotti”.
Purtroppo questo “escamotage” non è sufficiente a scongiurare i moltissimi incidenti, i guai e le “polemiche, inevitabili viste le dimensioni raggiunte dalla gara che annovera ben 375 vetture alla partenza.

La presenza di quotate squadre come la Scuderia Ferrari con Ascari e Villoresi, dell’Alfa Romeo con Fangio, Rol e Bonetto, alle quali si aggiunge la Jaguar con Biondetti, rendono quasi vane le speranze dei piloti privati. Tra questi i rampolli della famiglia Marzotto.

Oltre a Giannino Marzotto, presente con una Ferrari Touring 195S, a questa edizione della gara bresciana partecipano anche i suoi tre fratelli, tutti al volante di vetture Ferrari, ma solo Vittorio riesce a tagliere il traguardo in nona posizione assoluta.

Memorabile rimane l’arrivo del conte Marzotto che scende dalla vettura dopo tredici ore di guida indossando un doppiopetto di grisaglia “naturalmente di tessuto Marzotto” con cravatta azzurra dello stesso colore della sua Ferrari. A Giannino Marzotto resta il record di più giovane vincitore della Mille Miglia.

(estratto da: Luigi Fagioli “il pilota che non disse mai basta”)

Mille Miglia del 1948: Nuvolari dice di no all’Alfa Romeo

La Mille Miglia del 1948 è piena di colpi di scena, come quello accaduto a Tazio Nuvolari

L’inclusione di Nuvolari nella squadra modenese ha del romanzesco come tutte le storie, più o meno vere, tramandate sul “mantovano volante”. Il pilota, anche se in convalescenza sul Lago di Garda nel tentativo di superare lo shock dovuto alla prematura morte di entrambi i figli, è nei piani l’Alfa Romeo per correre la Mille Miglia con una delle due berlinette sperimentali che l’Alfa Corse ha realizzato.

Enzo Ferrari, informato delle intenzioni della rivale milanese, si precipita a Brescia, precedendo gli incaricati del Portello, riuscendo a convincere Nuvolari a partecipare alla gara con la quarta vettura del “Cavallino”. Una macchina aperta e con parafanghi motociclistici, non certo la più confortevole per il percorso che l’attendeva.

Dopo le schermaglie iniziali, Nuvolari passa in testa nel tratto Forlì-Roma, controllo che raggiunge mantenendo una media di 125 km/h, nonostante un incidente gli avesse fatto perdere il parafango anteriore sinistro e danneggiato il cofano motore, che, non rimanendo più chiuso, fu eliminato prima del controllo di Roma.

Un altro incidente, nei pressi di Livorno, subì danni a una balestra posteriore sinistra, scardinando anche il seggiolino del secondo pilota. Nonostante tutti questi guai, a Bologna Nuvolari mantiene un vantaggio di 29 minuti su Biondetti, ma a Reggio Emilia un perno della sospensione cedette definitivamente, costringendolo al ritiro.

La leggenda racconta che già a Modena Enzo Ferrari lo avesse supplicato di fermarsi, vista la pericolosità della vettura, e che un prete, in abito talare, fosse stato persuaso a porsi in mezzo alla strada per fermare la disperata corsa del mantovano.

Mille Miglia del 1947: L’idea per avere più piloti non ha successo

Alla Mille Miglia del 1947 l’idea di Castagneto per avere più piloti al via porta solo iscritti ma pochissime presenze alla partenza.

Messo alle spalle il periodo buio della guerra, anche se con qualche difficoltà legata al voler organizzare una corsa voluta dal superato regime, la Mille Miglia torna sulle strade il 21 giugno del 1947. La voglia di tornare a correre la Mille Miglia è tanta anche se le strade sono rattoppate alla bella e meglio e le macchine che ci sono quelle degli anni trenta.

Inoltre c’era un problema ed era quello posto dal razionamento ancora in atto della benzina e dei pneumatici. Grazie ad accordi particolari, i concorrenti ebbero la possibilità di acquistare all’atto dell’iscrizione un treno di gomme nuove Pirelli a prezzo super scontato e tagliandi per benzina sufficiente da consumarsi presso i distributori disposti lungo il percorso. Ciò gonfiò a dismisura l’elenco degli iscritti, ben 245, mentre i partenti furono solo 155, alimentando fortemente il mercato nero degli introvabili pneumatici.

Altra novità alla Mille Miglia del 1947 venne rappresentata dal nuovo copricapo indossato da Renzo Castagneto che per la prima volta si presentò sulla pedana di viale Venezia con un cappello floscio al posto della tradizionale bombetta con la quale aveva dato le partenze in tutte le tredici edizioni
precedenti. Si giustificò rispondendo alla domanda “E la bombetta?” postagli da Carlo Biscaretti di Ruffia: “Perduta, liquefatta, subissata nei bombardamenti con tutto l’armadio. E quel che è peggio, non se ne trovano più. E allora sono passato alla lobbia”.