Un Ferragosto da dimenticare

La giornata di ferragosto, di norma, è dedicata al mare, ai monti ma a Pescara, da sempre, in quella giornata le macchine da corsa vengo fatte scendere in strada incuranti dell’asfalto bollente.

E’ Ferragosto, il Campionato del Mondo sulle piste d’Europa è iniziato con le “Tre Effe”che dominano su tutti, e come di consueto a Pescara, anche se non valido, hanno il placet per correre il loro Gran Premio. Alle 10 in punto i sedici piloti vengono autorizzati a dare gas per sgranarsi lungo i chilometri dei sedici giri previsti. Fangio si colloca al comando davanti a Rosier mentre Fagioli è quinto. Alla fine del primo giro Fangio ha una decina di metri sul rimontante Fagioli che al secondo giro passa al comando. Alle loro spalle Rosier, Louveau, Bira, F. Al sesto giro la fermata ai box di Fangio, che era passato al comando, consente a Fagioli di scavalcarlo con Rosier ancora terzo. Alla quattordicesima tornata, mentre lo svantaggio di Rosier da Fagioli è a 3’26″1/10, Fangio sorpassa l’Alfetta di Fagioli che, non dandosi per vinto, all’inizio del penultimo giro tra gli applausi della folla torna di nuovo al comando; ma è per poco. Infatti la sospensione anteriore destra dell’Alfa lo costringe a rallentare agevolando il rientro di Fangio e Rosier I minuti di vantaggio su Rosier sono tali che l’Alfa dell’eugubino potrebbe farcela, anche perché Fangio, alle spalle di Fagioli, sta coprendo la vettura del compagno di strada che procede con difficoltà. Con i due alfisti al comando separati di poche decine di metri, poco prima di Cappelle, negli specchietti dell’Alfa di Fangio si delinea un puntino celeste: è la Talbot di Rosier che non può vincere una gara dominata dalle Alfa; a questo punto all’argentino non rimane che accelerare per giungere al traguardo prima del francese. L’eugubino, con l’esiguo vantaggio rimasto, prova di salvare almeno la seconda posizione ma il tentativo è vano: Rosier lo anticipa per 6″. Per Fagioli la sconfitta è mitigata dagli applausi della gente marchigiana, che lo ritiene vincitore morale, e dal fraterno abbraccio dell’amico Manuel Fangio a fine gara.

 

A Perugia per fare una corsa fermarono i treni

Se a Perugia per realizzare il sogno della Coppa della Perugina occorreva fermare i treni, gli Organizzatori senza pensarci due volte lo fecero.

A Perugia dopo avere pensato a come dare solidità al tracciato di gara, ad aumentare la sicurezza dei piloti ripulendo la strada, allargato i rettilinei e sopraelevando alcune curve, gli Organizzatori si misero di buona lena per superare le altre difficoltà che avrebbero potuto esserci. Il lungo tracciato stradale scelto come percorso su cui ospitare la Coppa della Perugina presentava altri punti critici che andavano superati per consentirne lo svolgimento. Tra questi, il più importante cui dare soluzione, c’era l’attraversamento della ferrovia su tre punti del circuito. Il problema non disarmò il coraggio degli Organizzatori che senza indugio affrontarono il problema alla radice contattando le Regie Ferrovie affinché predisponessero la sospensione dei viaggi da e per Firenze per tutta la durata della gara con sosta dei treni giunti nella Stazione di Fontivegge a poche centinaia di metri dal luogo della partenza. Ottenuta l’apertura dei passaggi a livello e la sosta delle carrozze in Stazione con una idea geniale, gli Organizzatori pensarono di utilizzare le carrozze dei treni ferme in attesa del termine della gara come tribune mobili. Il treno-tribuna venne autorizzato e fatto partire dal Capostazione Ranieri ogni quaranta minuti, con soste di quindici minuti, in prossimità del tornante in discesa di Ferro di Cavallo, delle curve di Centova e, al ritorno, alla fine del rettilineo prima della Stazione. La cosa, accolta con favore dalle Autorità, risultò anche molto gradita a quel gruppo dei giornalisti che ebbero l’opportunità di seguire la corsa da più punti sul percorso. Di queste idee geniali che resero la Coppa della Perugina unica nel suo genere ce ne furono altre, delle quali si parlerà.

Da il libro “La Coppa della Perugina”

La Coppa della Perugina, paure e novità.

Organizzare la Coppa della Perugina per portare le macchine lanciate in una corsa in piena velocità non risultò ne semplice, ne agevole per gli ostacoli che si dovettero superare.

Il 1924 fu l’anno della prima delle quattro edizioni fortemente volute da Giovanni Buitoni con l’aiuto, in questo, degli uomini del Consiglio Direttivo dell’Auto-moto-club cittadino. Come prima cosa si individuò il tracciato ideale per la corsa nei 14.600metri di polverosa strada che si snodava ai piedi della collina dove sorgeva la città. Subito dopo il pensiero andò a come si sarebbe potuto aumentare la solidità del fondo stradale e ridurre il fastidio della polvere che le macchine avrebbero sollevato. Per far fronte a questo secondo problema si pensò di utilizzare un fissante, realizzato dagli scarti della lavorazione del petrolio fornito dalla Ditta “Apulvis” di Milano. In pochissimo tempo la notizia cominciò a girare in città seguita dai primi commenti e mentre da un lato il gruppo di appassionati si dava da fare per la realizzazione della Coppa della Perugina, nello stesso tempo si registrava un acceso scetticismo che serpeggiava tra chi vedeva la corsa come elemento portatore di sventura e spargimento di sangue tra il pubblico e corridori. Tra questi non mancò Francesco Buitoni il padre di Giovanni, che di ritorno da Magione, insieme all’autista, giunto al bivio di Ellera poco dopo che gli operai avevano terminato di spargere il fissante per la polvere che si era colorata di un bel rosso, a quella vista esclamò preoccupato:” io l’avevo detto a quel figliolo che sarebbe finita in tragedia!” Poi per fortuna tutto si svolse regolarmente e senza nessuna tragedia.

Da il libro: “Coppa della Perugina”