Una Targa Florio vinta passando l’arrivo due volte.

Alla Targa Florio del 1923, come accaduto nel 1919 alla Peugeot del vincitore, l’ Alfa Romeo di Antonio Ascari  dovette tagliare il traguardo per la seconda volta.

La Targa Florio del 1923 ha un epilogo già vissuto, qualche anno prima al momento dell’arrivo, da Boillot con la Peugeot.  Dopo una corsa condotta battagliando per il primo posto con Sivocci e Masetti, Antonio Ascari alla guida di una Alfa Romeo RLTF giunto nei pressi della Stazione di Cerda, a poche centinaia di metri dal traguardo, si arrestò con l’Alfa in panne. I due occupanti scesi dalla macchina, tolto il cofano motore, provarono a rimettere in moto l’ammutolito propulsore ma senza successo. La voce che Ascari era fermo giunse nei box dell’Alfa dai quali, di corsa, partirono due meccanici che si precipitarono a dare una mano. In poco tempo capita che la soluzione migliore fosse quella di spingere la macchina verso il traguardo così fu fatto. In un paio di minuti l’impolverata Alfa Romeo ruscì a passare il traguardo ma i commissari fecero segno di non ritenere valido l’arrivo effettuato in quelle condizioni. A questo punto Ascari risalì in macchina,  non trovando il suo meccanico a disposizione, diede ordine ad uno spettatore di salire, torna a marcia indietro al bivio, riparte per tagliare per andare all’arrivo la seconda volta. Troppo tardi; Sivocci nel frattempoo era arrivato e aveva vinto. Terzo giunse il veterano della Targa Minoia sull’austriaca Steyer, quarto il Conte Masetti anche lui su Alfa Romeo; ritirati per noie meccaniche Campari e Maserati, mentre Enzo Ferrari ebbe la sfortuna di capottare, senza conseguenze per lui, alla fine del secondo giro poco dopo le tribune.

Il Gran Premio d’Europa del 1951 riserva una sorpresa.

Il Gran Premio d’Europa del 1951 fa rivivere al pilota Luigi Fagioli le sensazioni legate agli ordini di scuderia che hanno caratterizzato la sua lunghissima carriera sportiva.

Il Gran Premio d’Europa del 1951 rappresenta la nuova sfida tra le rosse macchine italiane dell’Alfa Romeo e della Ferrari contro le francesi Talbot e Gordini, anche se i francesi e la stampa d’oltralpe stravedono per i colori celesti. Come la Ferrari, presente in pompa magna con quattro macchine, anche l’Alfa Romeo opta per questa scelta richiamando alle armi l’affidabile Luigi Fagioli. Per Fagioli il ritorno a correre in Francia riporta alla mente le sensazioni dell’anno passato quando,a due giri dalla fine, dovette lasciare spazio alle scelte dei box e far vincere il compagno di squadra Fangio per motivi commerciali. Il giorno della corsa, le ventitré macchine schierate, con Ascari, Farina e Fangio davanti a tutti prendono il via. Fangio va in testa, ma a chiudere il giro tocca alla Ferrari di Ascari che non fortunato, dopo otto giri, deve ritirarsi con il cambio a pezzi ma trova pronta la macchina di Gonzales. Mentre ai box della Ferrari va in scena il cambio delle vetture anche in quelli dell’Alfa accade la stessa cosa con Fangio che scende dalla n.4 per salire sulla n. 4 di Fagioli. Farina che è in testa  dechappa una gomma e retrocede con Ascari che momentaneamente è al comando seguito da Fangio. Fagioli naviga in undicesima posizione con le candele fuori uso. Poco dopo anche Ascari accusa la seconda fermata lasciando via libera a Fangio che sale sul podio portando a punti nel mondiale anche Fagioli, avendo l’argentino vinto con la macchina dell’eugubino che con i suoi 53 anni risulta il più anziano vincitore di un Gran Premio di F1.

Il Giro Automobilistico dell’Umbria si corre in Aeroporto.

Il Giro Automobilistico dell’Umbria, in attesa di tornare ai fasti della velocità pura, cambia d’abito e con l’aiuto di tanti appassionati torna a vivere.

Il Giro Automobilistico dell’Umbria, dopo le disgrazie sulle strade italiane accadute nel corso della Mille Miglia del 1954, subì la sospensione insieme alle rimanenti gare italiane. Ma lo spirito sportivo che animava, non solo i piloti ma anche gli uomini degli Automobili Club della regione e i cittadini, non potè rimanere inerte a lungo. Un primo assaggio si ebbe nel 1957 con la messa in campo di una corsa che coinvolgendo gli studenti degli Atenei di tutta Italia li portò a Perugia a disputare una serie di prove di regolarità e precisione. Come è noto l’appetito viene mangiando, l’anno seguente, grazie al supporto della Shell tornò alla luce, preludio di quello che sarebbe poi nel tempo potuto accadere, il Giro Automobilistico dell’Umbria anche se non come si era lasciato ma con contenuti molto simili. La gente ebbe modo di tornare a osservare le macchine in corsa lungo un tracciato scelto tra gare in salita e, novità in assoluto non essendo mai stato fatto, gare disputate nella pista, momentaneamente dismessa, dell’aeroporto di Sant’Egidio messo fuori uso dalle tracce lasciate dalla guerra. La geniale trovata che riuscì a ridurre i rischi di una gara sulle strade aperte, riconducendola all’interno di un percorso chiuso quello delle gare in salita e quello della pista dell’aeroporto, lasciò non solo il segno ma fece da apripista per quello che sarebbe stato il destino del nuovo Giro Automobilistico dell’Umbria rivissuto negli anni settanta. Per la cronaca la gara venne vinta dalla milanese Maria Teresa Meneghelli (Jolly Club) alla guida di una Fiat 1110TV.

(Estratto da:“Polvere e benzina”)