Mille Miglia del 1937: Una corsa vietata ai piloti stranieri

La Mille Miglia del 1937 prova a recuperare le iscrizioni ammettendo le macchine con carburanti succedanei.

La difficile situazione internazionale, creata dalla guerra etiopica e dalle sanzioni comminate all’Italia, impedì ai piloti stranieri la partecipazione alla Mille Miglia del 1937. Per rimediare, in pieno accordo con il regime di “autarchia”, furono create speciali classifiche riservate alle vetture alimentate a combustibili succedanei di natura gassosa, liquida o solida.

La previsione di inserire questa categorie di macchine non riuscì a raggiungere comunque quel numero di presenze che potevano essere preventivate, infatti, i partecipanti che con i carburanti succedanei presero il via da Brescia, alla fine, risultarono essere solamente sei.

Anche se a ranghi ridotti, contati in soli sessantanove partiti, fu ancora compito dei piloti alla guida delle macchine di marca italiana Alfa Romeo e Maserati, scendere in campo per portare il messaggio di sport percorrendo le strade della penisola.

Lungo i 1597km della corsa bresciana  emersero tra tutti, lottando per la vittoria assoluta, Antonino Brivio e Farina; anche se Clemente Biondetti, recordman nel tratto fino a Bologna con oltre 166km/h, provò senza successo a inserirsi tra i due. A Brescia la coppia formata da Brivio-Ongaro, dopo una strenua battaglia, sopravanzò l’equipaggio Farina-Meazza di soli 32 secondi aggiudicandosi la decima edizione della Mille Miglia.

Mille Miglia del 1931: L’Alfa perde la corsa per un contratto non rispettato

La Mille Miglia del 1931 è vinta dalla Mercedes con alla guida un pilota sotto contratto con l’Alfa Romeo.

All’inizio del 1931 iniziarono a circolare notizie che, stante la crisi economica, l’edizione della Mille Miglia del 1931 avrebbe potuto essere l’ultima, poi la voce che Caracciola avrebbe partecipato con una Mercedes scosse l’ambiente. In particolare l‘Alfa Romeo che ritenendo il pilota scorretto in quanto aveva con loro degli impegni, ne denunciò il caso alla Federazione tedesca. Poi la storia venne bonariamente risolta e Caracciola poté prendere il via.

Per opporsi alla potenza della Mercedes la Casa del Portello si affidò a due fiammanti 8C 2300 per Nuvolari e Arcangeli, mentre, da parte dei francesi la Bugatti mise a disposizione del galliatese Varzi una T50 GS.

La Mercedes di Caracciola, anche se l’Alfa di Arcangeli passò prima al controllo di Bologna, sfruttò tutta la sua potenza arrivando al controllo sotto le Torri alla media di 154,222 km/h, polverizzando il precedente record. Dei suoi rivali, il primo,Varzi si era già dovuto fermare. Sull’Appennino iniziò il recupero di Nuvolari, ma già erano apparsi i primi sintomi dei guai alle gomme che avrebbero fermato la rincorsa delle vetture milanesi.

A Brescia, come da copione, la poderosa Mercedes di Caracciola riuscì a giungere vittoriosa in Viale Rebuffone.

(estratto da: Baconin il “fratellino” di Nuvolari)

Mille Miglia del 1930: Gara da vincere anche al buio

Alla Mille Miglia del 1930 due scatenati Campioni pur di vincere la corsa bresciana lottano a fari spenti

Alla Mille Miglia del 1930 la lotta per il primato si rivelò un duello tra Achille Varzi e Tazio Nuvolari, quest’ultimo avvantaggiato dal fatto di essere partito dieci minuti dopo il pilota di Galliate che, sembra, non fosse stato bene informato negli ultimi tratti del ritmo di gara che stava mantenendo il rivale. La storia poi divenuta leggenda, forse perchè eccessivamente romanzata, racconta che Nuvolari abbia sorpassato Varzi a Desenzano, poco prima del traguardo, dopo averlo seguito a fari spenti per coglierlo di sorpresa.

Tutto  questo anche se in realtà, come ebbe ad accennare il giornalista Giovanni Canestrini il transito delle due macchine a Desenzano avvenne all’alba, alle 5.20, quando il sole stava sorgendo e lo spegnimento dei fari non avrebbe dato alcun vantaggio a Nuvolari. Stessa cosa dissero Canavesi, il meccanico di Achille Varzi, e Giovannino Lurani nelle sue memorie scritte sulla Mille Miglia.

Che fosse vero oppure no poco importa, in un’epoca in cui gli effetti speciali non esistevano ancora questa storia era esaltante e conferiva ai piloti della Mille Miglia un’aurea eroica e ancora oggi appassiona gli sportivi.

(estratto da: Baconin il “fratellino” di Nuvolari)