Mille Miglia del 1948: Nuvolari dice di no all’Alfa Romeo

La Mille Miglia del 1948 è piena di colpi di scena, come quello accaduto a Tazio Nuvolari

L’inclusione di Nuvolari nella squadra modenese ha del romanzesco come tutte le storie, più o meno vere, tramandate sul “mantovano volante”. Il pilota, anche se in convalescenza sul Lago di Garda nel tentativo di superare lo shock dovuto alla prematura morte di entrambi i figli, è nei piani l’Alfa Romeo per correre la Mille Miglia con una delle due berlinette sperimentali che l’Alfa Corse ha realizzato.

Enzo Ferrari, informato delle intenzioni della rivale milanese, si precipita a Brescia, precedendo gli incaricati del Portello, riuscendo a convincere Nuvolari a partecipare alla gara con la quarta vettura del “Cavallino”. Una macchina aperta e con parafanghi motociclistici, non certo la più confortevole per il percorso che l’attendeva.

Dopo le schermaglie iniziali, Nuvolari passa in testa nel tratto Forlì-Roma, controllo che raggiunge mantenendo una media di 125 km/h, nonostante un incidente gli avesse fatto perdere il parafango anteriore sinistro e danneggiato il cofano motore, che, non rimanendo più chiuso, fu eliminato prima del controllo di Roma.

Un altro incidente, nei pressi di Livorno, subì danni a una balestra posteriore sinistra, scardinando anche il seggiolino del secondo pilota. Nonostante tutti questi guai, a Bologna Nuvolari mantiene un vantaggio di 29 minuti su Biondetti, ma a Reggio Emilia un perno della sospensione cedette definitivamente, costringendolo al ritiro.

La leggenda racconta che già a Modena Enzo Ferrari lo avesse supplicato di fermarsi, vista la pericolosità della vettura, e che un prete, in abito talare, fosse stato persuaso a porsi in mezzo alla strada per fermare la disperata corsa del mantovano.

Mille Miglia del 1947: L’idea per avere più piloti non ha successo

Alla Mille Miglia del 1947 l’idea di Castagneto per avere più piloti al via porta solo iscritti ma pochissime presenze alla partenza.

Messo alle spalle il periodo buio della guerra, anche se con qualche difficoltà legata al voler organizzare una corsa voluta dal superato regime, la Mille Miglia torna sulle strade il 21 giugno del 1947. La voglia di tornare a correre la Mille Miglia è tanta anche se le strade sono rattoppate alla bella e meglio e le macchine che ci sono quelle degli anni trenta.

Inoltre c’era un problema ed era quello posto dal razionamento ancora in atto della benzina e dei pneumatici. Grazie ad accordi particolari, i concorrenti ebbero la possibilità di acquistare all’atto dell’iscrizione un treno di gomme nuove Pirelli a prezzo super scontato e tagliandi per benzina sufficiente da consumarsi presso i distributori disposti lungo il percorso. Ciò gonfiò a dismisura l’elenco degli iscritti, ben 245, mentre i partenti furono solo 155, alimentando fortemente il mercato nero degli introvabili pneumatici.

Altra novità alla Mille Miglia del 1947 venne rappresentata dal nuovo copricapo indossato da Renzo Castagneto che per la prima volta si presentò sulla pedana di viale Venezia con un cappello floscio al posto della tradizionale bombetta con la quale aveva dato le partenze in tutte le tredici edizioni
precedenti. Si giustificò rispondendo alla domanda “E la bombetta?” postagli da Carlo Biscaretti di Ruffia: “Perduta, liquefatta, subissata nei bombardamenti con tutto l’armadio. E quel che è peggio, non se ne trovano più. E allora sono passato alla lobbia”.

Mille Miglia del 1937: Una corsa vietata ai piloti stranieri

La Mille Miglia del 1937 prova a recuperare le iscrizioni ammettendo le macchine con carburanti succedanei.

La difficile situazione internazionale, creata dalla guerra etiopica e dalle sanzioni comminate all’Italia, impedì ai piloti stranieri la partecipazione alla Mille Miglia del 1937. Per rimediare, in pieno accordo con il regime di “autarchia”, furono create speciali classifiche riservate alle vetture alimentate a combustibili succedanei di natura gassosa, liquida o solida.

La previsione di inserire questa categorie di macchine non riuscì a raggiungere comunque quel numero di presenze che potevano essere preventivate, infatti, i partecipanti che con i carburanti succedanei presero il via da Brescia, alla fine, risultarono essere solamente sei.

Anche se a ranghi ridotti, contati in soli sessantanove partiti, fu ancora compito dei piloti alla guida delle macchine di marca italiana Alfa Romeo e Maserati, scendere in campo per portare il messaggio di sport percorrendo le strade della penisola.

Lungo i 1597km della corsa bresciana  emersero tra tutti, lottando per la vittoria assoluta, Antonino Brivio e Farina; anche se Clemente Biondetti, recordman nel tratto fino a Bologna con oltre 166km/h, provò senza successo a inserirsi tra i due. A Brescia la coppia formata da Brivio-Ongaro, dopo una strenua battaglia, sopravanzò l’equipaggio Farina-Meazza di soli 32 secondi aggiudicandosi la decima edizione della Mille Miglia.