La corsa finisce male e il pilota fa ironia.

L’arrivo della squadra della Maserati che porta in Sicilia tre piloti: Dreyfus, Biondetti e Fagioli è pieno di belle speranze segnate da tre ritiri ma quello di Fagioli è incruento.

La corsa della Targa Florio è dura, nell’edizione del 1931anche se c’è il sole il vento sferzante che investe la strada, a tratti viscida, accompagna le auto per tutta la durata della gara nel corso della quale si troveranno anche a combattere con la pioggia. Essendo solo tredici i piloti in gara le segnalazioni li accompagnano strada facendo; le prime notizie sulla corsa, a Caltavuturo, danno in testa a pari merito, Fagioli e Borzacchini dopo 25′ di gara, a 13″ la Bugatti di Varzi, poi Campari, Arcangeli con Nuvolari a 1′. Il tempo cronometrato è alla stregua di quello dell’anno passato anzi, tenuto conto della diversità delle condizioni delle strade è certamente migliore. La Maserati di Dreyfus, avviatosi senza meccanico, con il pilota non propriamente a suo agio viene già data in ritardo in quel mare di acqua e fango. Il pilota di Gubbio, partito da Cerda con una macchina in grado di dargli una mano in una corsa all’attacco, a causa di un imprevisto deve, invece, rassegnarsi poco prima di metà gara. Le notizie che giungono da Petralia segnalano che in località Castellana all’ingresso di una curva trovata viscida, che immette sul ponte di un torrente dalle acque limacciose, la Maserati che viaggia ad andatura sostenuta non ha sentito più la strada sotto le ruote e dopo essere scivolata di lato è andata a urtare violentemente contro il muretto dove finisce la sua corsa lasciando i segni del retrotreno. Il contraccolpo ricevuto dal pilota, all’interno dell’abitacolo, mette in forse la solidità degli incisivi di Fagioli che, tornato ai box, al giornalista inglese F. Bradley, avvicinatosi per chiedere notizie, senza perdere il suo umore afferma: “…. per qualche giorno mi arrangerò a masticare ‘a retromarcia.’” riferendosi al fatto che avrebbe dovuto masticare solo con i denti molari.

Un Gran Premio con i diritti di frontiera.

Un Gran Premio, valido per il titolo di Campionato Europeo, richiama in Belgio le migliori guide del momento con Alfa Romeo, Maserati, Auto Union, Mercedes e Bugatti.

Al Gran Premio del Belgio che si corre il 29 luglio un agguerrito gruppo di piloti, in rappresentanza delle Case impegnate nel Campionato d’Europa, sono presenti per battere il record detenuto da Nuvolari. Mentre la stampa riporta le notizie sull’avvicinarsi del giorno, tra la sorpresa generale i due team tedeschi, contrariamente a quanto programmato, decidono all’unanimità di ritirare l’opzione di tutte e cinque le macchine che Stuck, Momberger, Caracciola, Brauchitsch e Fagioli avrebbero dovuto condurre sulla pista di Spa Francorchamps. Inizialmente la stampa attribuisce quale motivo dell’assenza al Gran Premio delle “Frecce d’argento” la mancata messa a punto delle macchine, in realtà il motivo della clamorosa rinuncia, che quasi riduce a zero l’interesse della stampa e del pubblico nei confronti del Gran Premio, è da ricercarsi nell’assurda richiesta di 180.000Fr. avanzata dagli organizzatori alle due Case tedesche per i diritti d’ingresso alla frontiera sull’alcool da queste utilizzato nella preparazione della benzina speciale usata per l’alimentazione dei motori mescolando, all’epoca segretamente, 86 parti di alcool, 8,8 di acetone, 4,4 di nitrobenzene e 0,8 di etere solforico. Il Gran Premio del Belgio rimasta orfana delle squadre tedesche, alle quali si aggiunge all’ultimo momento la conferma dell’assenza di Nuvolari, in seguito a questa mutilazione d’iscritti vede schierati alla partenza solamente sette piloti. Una volta partiti, prima di metà corsa, dalla bagarre vengono tolti, per guasti meccanici, i due alfieri della Scuderia Ferrari: Chiron e Varzi. Tra i cinque rimasti in gara hanno pertanto vita facile i due portabandiera della Bugatti :Dreyfus e Brivio che, senza strafare, riescono a raggiungere il traguardo davanti alla Maserati del francese Sommer.

Luigi Fagioli. Dalle corse in moto alla F1.

Luigi Fagioli, pilota dal carattere forte e deciso, sfidando i grandi dell’epoca con i quali contende importanti vittorie, dalle moto giunge fino alla F1.

Gubbio e Osimo si contendono i natali di Luigi Fagioli un pilota che ha iniziato gettandosi nella polvere a cavalcioni di una moto Borgo poi sostituita con una SAAR. Sulle due ruote non ha potuta raccogliere quanto avrebbe voluto perché suo padre riteneva la moto troppo pericolosa: “meglio nell’abitacolo di una macchina”. Lasciate le due ruote, dal 1925 al 1930, si cimenta collezionando buoni risultati alla guida di una Salmson e nello stesso tempo una più veloce e potente Maserati con la quale entra a far parte del Team bolognese. Dopo avere vinto nel 1933 il Campionato Italiano con l’Alfa Romeo P3 abbandona la Scuderia Ferrari per la Mercedes con la quale, mettendo in luce il suo carattere forte che lo porta a scontrarsi con  Neubauer il Team manager della Mercedes, vince e ottiene piazzamenti che però hanno poco riscontro sulla stampa italiana, in quanto pilota italiano alla guida di una macchina tedesca, ne su quella tedesca per gli opposti motivi. Dopo un breve periodo con l’Auto Union lascia lo sport agonistico soffrendo per una sciatica. Cessata la guerra torna alla guida con una OSCA con la quale si toglie la ruggine di dosso. L’Alfa, nel 1950, lo chiama a fianco di Farina e Fangio per disputare il primo Campionato di F1 che conclude al terzo posto. Nella Mille Miglia del 1952, dopo che la Lancia gli ha affidato una B20, centra un indimenticabile terzo posto assoluto, dietro a Ferrari e Mercedes macchine di cilindrata superiore, poi nel mese di maggio, nelle prove del GP di Monaco, un incidente all’uscita del tunnel lo porta alla morte il 20 giugno.

(Estratto da: Luigi Fagioli – Il pilota che non disse mai basta -)