Una Mille Miglia dal risultato incredibile

Uno  sportivo quando affronta l’ avversario lo fa per ottenere la vittoria e non per avere un risultato incredibile. Se questo accade è solo per caso e allora sì, incredibile.

Nel percorso della ventunesima edizione della Mille Miglia c’è una novità caratterizzata da passaggio nella città di Mantova in onore a Tazio Nuvolari deceduto l’11 agosto del 1953 con l’istituzione di un Trofeo per il più veloce sul tratto Mantova-Cremona-Brescia. Altra novità fu la soppressione dell’obbligo della presenza del secondo pilota a bordo. Tra le Case presenti la più agguerrita risultò la Lancia, fresca sconfitta a Sebring, che si presentò con quattro D24 per Taruffi, Alberto AscariCastellotti e Valenzano. Le vetture curate da Vittorio Jano presentavano una versione maggiorata del motore V6 portato ad erogare  265 CV. La Ferrari era con le 375 4,9 litri da 300 CV per Farina, Maglioli, Giannino e Paolo Marzotto e suo fratello Vittorio. Tra i piloti c’era anche il quattro volte vincitore Clemente Biondetti il cui fisico martoriato dalla malattia cedette pochi mesi dopo. Prima a partire, sotto la pioggia fu una “Isetta”, più tardi le Lancia con Taruffi iniziarono la gara vera e propria davanti a Castellotti e Ascari. Dopo il giro di boa di Roma i ritiri di Castellotti e Taruffi consentirono ad Ascari di andare in testa quando la sua Lancia iniziò ad accusare una serie di guasti che risolti con comodo, essendosi fortunatamente per lui le Ferrari tutte fermate, gli consentirono di raggiungere Brescia per occupare il primo posto sul podio. Dietro al vincitore per la prima volta nella storia della Mille Miglia si collocano, passando alla storia, i due equipaggi di Vittorio Marzotto su Ferrari 500 Mondial e quello di Musso-Zocca su Maserati A6GCS sorprendentemente distanziati tra di loro di soli 10” dopo ben 1597km di gara!

La Vittoria sfuma a causa dei parafanghi.

Prima di ogni corsa i Team e i piloti programmano scelte e strategie da adottare per far fronte al comportamento da tenere al fine di avere ragione degli avversari. Ma non sempre va bene.

Rispetto al 1930 i Team si sono rinnovati; Varzi, dopo la vittoria dell’anno precedente, ha lasciato l’Alfa per la francese Bugatti, Borzacchini è passato all’Alfa con Nuvolari e Campari. Quest’anno la Targa Florio con i suoi 584km, con il tempo che mette al brutto, tra salite, discese e fango, sarà massacrante e solo i più forti riusciranno a giungere in fondo dopo le nove ore previste. Dato il via le prime notizie danno Fagioli e Borzacchini in testa, poi Varzi s’invola concludendo, tra gli applausi dei siciliani bagnati di pioggia, i primi tre in testa inseguito da Nuvolari tenuto informato dagli uomini dell’Alfa Romeo dislocati a Cerda. All’inizio del quarto e ultimo giro Achille Varzi è ai box per una fermata non programmata che gli costa 1’20”. Ma anche Nuvolari arriva e si ferma per un rabbocco. Per la vittoria tutto si deciderà lungo la strada scivolosa per la pioggia e fango e nell’ansia della gente verrà vissuta grazie alle notizie che giungono via telefono. Varzi, partito 25’ prima di Nuvolari, chiude senza occhialoni la sua avventura ridotto una statua di fango conseguenza della scelta di partire senza parafanghi, la gente lo applaude rimanendo in attesa dell’arrivo del mantovano che, informato e correndo qualche rischio, è riuscito a scavalcare l’avversario e a vincere. Per Varzi la vittoria è sfumata e con questa anche la piazza d’onore perché anche Borzacchini, il Fratellino del mantovano, riesce a scavalcarlo.

Il Gran Premio vinto d’astuzia

A volte, per salire sul gradino più alto del podio non basta essere al volante di una macchina vincente ma si può ottenere lo stesso risultato facendo scelte tattiche vincenti.

Il Gran Premio d’Italia, ottava ed ultima prova del calendario iridato, vide sullo schieramento di partenza anche la presenza delle monoposto di Formula 2. Assente l’Alfa Romeo, in campo scese la Ferrari con Alberto Ascari che veniva a Monza scortato dai cinque successi su sei Gran Premi disputati. La sua presenza si fece subito sentire siglando la pole, davanti alla Maserati di Froilan Gonzalez e le Ferrari di Villoresi e Farina. Al via Gonzalez prese il comando seguito da Ascari e Trentignant su Gordini. “Il Cabezon” giro dopo giro riuscì a staccare Ascari di 50” e l’altro ferrarista Villoresi. Al 37esimo giro la sosta ai box di Gonzalez per rifornire consentì ad Ascari di passare in testa. L’argentino, rientrato al quarto posto, con un feroce inseguimento risalì fino alla seconda posizione anche grazie alla sosta di Villoresi. A questo, punto prevedendo un  finale con i due battistrada protagonisti di una volata verso il traguardo, tutti si attesero anche la sosta di Ascari. Invece ecco il colpo di scena. Il ferrarista proseguì la sua gara senza fermarsi per tutti i giri previsti passando vittorioso sotto la bandiera a scacchi. Come fu possibile?: “Ciccio” Ascari aveva sacrificato parte della potenza della sua Ferrari 500 F2 al fine di ridurre i consumi Così che nella parte finale del Gran Premio, si ritrovò a guidare più agevolmente  una monoposto con metà del pieno di benzina.  La vittoria ottenuta consacrò, per la prima volta, Alberto Ascari Campione del Mondo.