Deciso il Campione Umbro su tre gare in salita

Dopo le tre gare in salita valide per il titolo di Campione Umbro di automobilismo, tra i contendenti emerge Alfredo Berretta.

Correva l’anno 1925, quando il sodalizio dell’Automobile Club di Perugia, impegnato nell’organizzazione delle corse automobilistiche già da un paio d’anni, avendo messo in piedi con successo prima la salita della Mengara, poi la più importante e qualificata Coppa della Perugina, per dare lustro e importanza all’attività sportiva dei suoi Soci istituisce il primo titolo di Campione umbro per le gare in salita. Un titolo da attribuire sulla base delle vittorie conseguite in gare con almeno tre classificati; in assenza o a parità di vittorie, il titolo sarebbe andato ai punti.
La prima delle tre gare che si disputa, è la Terni-Passo della Somma dove nessun perugino vince la Categoria, raccolgono punti: Mario Benigni, l’eugubino Ardicino della Porta, Alfredo Berretta e il ternano Belli Rigoletto. La seconda delle gare disputate, la Ponte Felcino-Mengara, al termine dei 22km di strada polverosa, vede vittoriosi di Categoria Della Porta, Benigni e un coraggioso Borzacchini; Berretta anche se giunge secondo, con sedici punti, risulta al comando della classifica parziale. Ma questo non lo avvantaggia in quanto sulla Spoleto-Forca di Cerro le insidie della strada e la fragilità delle macchine possono ribaltare qualsiasi pronostico. Al termine della gara, Benigni centra il bersaglio vincendo la Categoria, cosa che fa anche Borzacchini, Della Porta aggiunge solo punti. Da parte sua anche Alfredo Berretta, che non è stato a guardare, non si lascia sfuggire l’occasione aggiungendo quella seconda decisiva vittoria che portandolo a pari vittorie con Borzacchini fa decidere il Titolo con i piazzamenti. Questa situazione, che lo colloca a un punto di vantaggio su Mario Benigni, lo consacra primo Campione umbro per le gare in salita.

(Estratto da: Polvere e Benzina)

Fagioli e Caracciola in lotta senza quartiere.

La sfida tra Fagioli e Caracciola dopo una lotta senza quartiere avuta nel corso del GP di Tripoli del 1937 a fine gara fa sfiorare la tragedia ai box.

Luigi Fagioli lasciata la Mercedes, passa all’Auto Union per guidare la nuova Tipo C, da 450CV, sulla quale debutta al GP di Tripoli del 1937 insieme a Stuck, Rosemeyer, Von Delius e Hasse. Avversari di lusso sono gli ex compagni della Mercedes: Caracciola, Brauchitsch, Seaman e Lang, il suo ex meccanico. Al termine delle prove la prima fila vede, con quella di Fagioli, tre Auto Union una Mercedes. Al via Caracciola sorprende tutti mettendosi al comando seguito da Stuck, Rosemeyer e Fagioli. Per alcuni giri Caracciola regge il confronto, poi è costretto a cedere il passo . Intanto la corsa, caratterizzata dall’eccessivo consumo di gomme, che costringono un pilota dietro l’altro ai box, scomparso Nuvolari, è una cosa a due tra Auto Union e Mercedes. Fagioli, al trentacinquesimo giro, dopo che per la quinta volta è stato costretto al cambio gomme e a rimontare, si trova a ridosso di Caracciola, al momento in quarta posizione, che gira con tempi inferiori a quelli dell’ex compagno di squadra. Il tedesco accortosi della presenza di Fagioli, inizia una plateale azione di disturbo al grintoso attacco dell’ex compagno di squadra che, per tre giri, tenta in tutti i modi di superare l’avversario, non intimorito neanche dai pugni agitati dall’esasperato “Gigi”.

Per l’infuriato Fagioli, dopo avere provato più volte, quando riesce a scrollarsi di dosso la Mercedes è troppo tardi; gli avversari sono lontani. Lang, beffando Rosemeyer e Delius, è il vincitore. Fagioli, giunto quarto, a gara finita non resiste all’impulso di recarsi nei box Mercedes dove, con un gesto incontrollato, raccolto da terra un martello da ruote lo scaglia, fortunatamente senza colpirlo, contro il non molto sorpreso Caracciola in difesa del quale interviene Lazlo Hartmann che dopo avere bloccato Fagioli, di peso, lo porta fuori dai box della Mercedes.

(Estratto da:Luigi Fagioli -il pilota che non disse mai basta-)

La protesta al primo Gran Premio

Al primo Gran Premio, dove Luigi Fagioli debutta con l’auto tedesca, l’eugubino dopo una discussione con Neubauer reagisce a modo suo.

Luigi Fagioli, laureato Campione italiano, nel 1933, con sole sette gare vinte con l’Alfa P3 della Scuderia Ferrari, finisce nel mirino della Mercedes che dal primo Gran Premio lo vuole al posto di Caracciola, fermo da quasi un anno per un incidente rimediato a Monaco. Nel contratto che lo lega alla Mercedes, tra l’altro, c’è il vincolo di dover lasciare il passo, nelle gare di casa, al compagno di squadra se più veloce.
Il 3 giugno del 1934, la squadra tedesca si sposta sul circuito del Nurburgring per correre il GP dell’Eifel. La corsa rimane una cosa a due tra Auto Union e Mercedes che schierano, per l’Auto Union, Stuck, Zu Leiningen, e Von Morgen, per la Mercedes, Fagioli e Brauchitsch.
Per Fagioli la gara, partita sotto la pioggia, inizia sotto i migliori auspici. Cogliendo l’attimo del via, in un colpo solo riesce a superare ben sei avversari e a assumere il comando seguito, al termine dei primi 22km, da Brauchitsch, Stuck e Chiron. Al termine del giro successivo un ordine dai box, anche se Brauchitsch non sembra più veloce, impone a Fagioli di lasciare il passo. Al decimo giro, dopo aver lottato con Stuk per il secondo posto, Fagioli continua nella sua azione e quando il vantaggio è una manciata di secondi, dai box giunge il segnale di stop per il rifornimento. Fagioli pur non condividendo la tattica, ritenuta un diversivo per non farlo avvicinare troppo al compagno di squadra, dopo essersi fermato rappresenta ad alta voce a Neubauer il proprio dissenso con colorite espressioni in italiano. Tornato i gara, gli ordini ricevuti e non concordati, rendono i pensieri di Fagioli così turbolenti che nel corso del penultimo giro ferma la macchina ai lati della strada ritirandosi.

(Estratto da: Luigi Fagioli “il pilota che non disse mai basta”)