Al debutto le gomme penalizzano la Bimotore.

L’idea, per contrastare l’affermata egemonia delle macchine tedesche, di mettere in campo una Alfa Romeo Bimotore è buona ma non tiene conto dei consumi delle gomme.

Al GP di Tripoli del 1935 tra le macchine schierate al via ci sono le due nuove Alfa Bimotore, quella di Chiron da 5300cc in ultima fila e di Nuvolari da 6300cc due file più avanti .Tutti i Team: Mercedes, Auto Union, che hanno portato ben trecento pneumatici, e Scuderia Ferrari sono fortemente preoccupati per l’abrasitività del fondo stradale sulle gomme che si prevede faranno la differenza. Al via dalla prima fila, con schierate la Mercedes di Fagioli, le tre Alfa Romeo di Magistri, Barbieri, Dreyfus e la Maserati di Premoli, Fagioli scatta in avanti mentre lungo i tredici chilometri del primo giro alle spalle dell’eugubino la corsa si accende tanto è che alla chiusura del passaggio davanti a tutti c’è Caracciola, seguito da Varzi e Fagioli al terzo posto, Come era nelle previsioni la pista della Mellaha inizia da subito a penalizzare le macchine più potenti a cominciare dalla Bimotore di Nuvolari che nei primi sei giri si è dovuto fermare per due volte. Anche Caracciola è stato costretto a lasciare passare Varzi per rifugiarsi ai box e rientrare un giro dopo; ma nella lotteria delle gomme è stato estratto anche Fagioli, tornato momentaneamente al comando, costretto a fermarsi e ripartire. Il più penalizzato è stato Nuvolari, che favorito nei lunghi rettilinei, è stato costretto a pagare pegno disintegrando, a causa della troppa potenza della Bimotore, ben tredici pneumatici. Da tutto questo bailamme di soste che hanno rivoluzionato anche i risultati della ricca Lotteria abbinata alla gara africana, dopo l’ennesimo distacco del battistrada che ha penalizzato l’Auto Union di Varzi, è emersa la Mercedes di Caracciola mentre alle Bimotore rimangono il quarto e quinto posto.

(Estratto da: “Il pilota che non disse mai basta”)

Un Gran Premio segnato da una sonora sconfitta

Anche se non ha la validità di un Gran Premio valido per il Campionato europeo portare le proprie macchine davanti a quelle italiane e francesi è segno di superiorità.

Per il secondo anno in fila anche se l’AIACR non ritenne di dovere indire il Campionato Europeo, pure avendo varato le nuove regole della formula Gran Premio da 750 kg obbligando le Case ad adeguarsi, il terzo Gran Premio dell’anno venne organizzato sul circuito dell’Autodromo di Linas’Montlhéry a sud di Parigi. La distanza da percorrere rimase stabilita su 40 giri per un totale di 500,2 km, questo nel rispetto della regola minima dei 500 km imposta dall’AIACR. Per aumentare le presenze gli Organizzatori resero le iscrizioni gratuite con la sola richiesta di un deposito di 30.000 fr che sarebbe stato rimborsato se l’auto fosse stata verificata e preso la partenza. Per i team tedeschi, in gara con tre Mercedes e due Auto Union il 28° Gran Premio di Francia del 1935 rappresentò il primo evento internazionale nel corso del quale si sarebbero confrontare con la Scuderia Ferrari, presente con le Alfa Romeo, la Bugatti e la Maserati. Nello schieramento, davanti  a 80.000 persone, la prima fila risultò occupata dall’Auto Union di Stuck e dall’Alfa di Varzi. Al momento del via del Gran Premio Chiron (Alfa Romeo) che era in terza fila insieme alle Bugatti di Nuvolari e Benoist  per guadagnare terreno anticipò la partenza andando a condurre il primo giro inseguito da Stuck che dopo tre giri prese il comando tirandosi dietro la Mercedes di Fagioli. A lungo andare però l’orgoglio dei team tedeschi venne mortificato dai guasti alle macchine che una dopo l’altra furono costrette a ritirarsi e lasciare spazio alla rossa parata delle Alfa Romeo che con in testa il francese Chiron, risultato vincitore del Gran premio davanti al compagno di squadra Varzi e all’altra Alfa Romeo di Moll-Trossi, precedettero sul traguardo la Bugatti di Benoist ultimo arrivato.

Estratto da: “Il pilota che non disse mai basta”)

Una corsa persa per poca sportività della gente

L’ultimo GP della stagione, davanti a tantissima gente che poi sarà l’ago della bilancia per la vittoria finale, si disputa sul velocissimo ovale della pista di Miramas.

Concluso il GP di Monza, vissuto dalla gente tra la ruggine di Fagioli e Nuvolari e finito con il secondo posto di Fagioli alle spalle di Caracciola, lo spettacolo va a Marsiglia sulla pista di Miramas dove al via si presenta un piccolo esercito composto da diciassette agguerriti combattenti. Tra questi nove Bugatti capeggiati dalle T51 di Varzi, Chiron, Dreyfus e Buriat a fianco delle quali si presenta laT35/C di Moll, alle macchine francesi si oppone l’Alfa Romeo Tipo B P3 di Tazio Nuvolari, la Maserati V5 dell’eugubino Luigi Fagioli e la 8C 3000 di Amedeo Ruggeri. Al via la gente vede andare in testa la Bugatti di Chiron ma l’attacco del francese dura neanche un giro perché con prepotenza l’Alfa di Nuvolari prende le redini del comando seguito dalla coppia formata da Varzi e Fagioli alle spalle del quale è riuscito a inserirsi il francese Sommer. Prima di metà gara la Bugatti di Varzi, costretta a fermarsi per un guasto ai freni, lascia il posto alla Maserati di Fagioli che dopo essere riuscito a passare in testa deve però rallentare e lasciare strada al mantovano per un problema alla scatola dello sterzo. Mentre la corsa procede, con la gente che assiste ai ritiri di piloti illustri come Lehoux, Dreyfus e Chiron, l’Alfa di Nuvolari seguita da vicino dalla Bugatti di Sommer effettua il doppiaggio dei cinque rimasti in gara.  A pochi giri dal termine la classifica è stravolta dallo scoppio di un pneumatico dell’Alfa di Nuvolari che, sorpassato, prova senza successo a rimontare a causa dell’invasione della pista da parte della gente per ostacolare la rimonta al mantovano.

Dal libro: “Il pilota che non disse mai basta”