La prima Targa Florio di Enzo Ferrari.

La partecipazione ad una gara per un pilota può avere due risultati: quello di risultare in classifica e quello di essere tra i ritirati ma mai di essere un ritirato in classifica.

La Grande guerra è passata e se si vuole tornare a correre occorre lavorare profondamente e questo è quello che nel 1919 fanno gli uomini di Don Vincenzo Florio per rimettere in calendario la loro Targa Florio. Una corsa, dove rimane difficile fare previsioni per la presenza delle macchine francesi, Peugeot e Ballot affidate a Reville e Boillot, contrastate dalle Fiat GP di Antonio Ascari, l’Alfa di Campari con il supporto degli outsider Sivocci e il giovane Enzo Ferrari con le loro C.M.N.. Il via della gara viene preannunciato con tanto maltempo. Alle 8,02, dopo la partenza di Boillot, si avvia la CMN di Ferrari che lamenta da subito un guasto al serbatoio. Dopo un giro l’equipaggio con Enzo Ferrari chiude il passaggio in sedicesima posizione, al compimento del secondo subisce il doppiaggio di Thomas, mentre davanti le Ballot e la Mercedes fanno la corsa. Il terzo e penultimo giro, di 148km, è per Ferrari una sofferenza ma il pilota non demorde, vuole e deve chiudere la sua avventura siciliana. Ad aumentare il suo ritardo, in prossimità di Campofelice, ci si mette anche l’alt dei Carabinieri per far finire a Vittorio Emanuele Orlando il suo discorso. Intanto, più avanti, gli arrivi si vanno concludendo e Ferrari al suo arrivo non trovò i cronometristi, se ne erano andati, e Ferrari era fuori tempo massimo. Il lunedì successivo Florio al racconto di Ferrari gli disse: ”Di che ti lamenti? Eri in ritardo, dovevi essere tra i ritirati e ti facciamo il regalo di infilarti anche in classifica!” Fu così che si ritrovò tra i nove arrivati.

Le Alfa P3 sconfiggono ancora Nuvolari.

Avere lasciato Enzo Ferrari per correre con una Maserati con la quale affrontare le Alfa P3 e i nuovi piloti ingaggiati da Ferrari, almeno nelle prime uscite, non fu buona idea.

Il 27 agosto 1933 si corre il GP di Marsiglia il secondo appuntamento che, dopo la Coppa Acerbo, vede Nuvolari affrontare i piloti accasati con Ferrari. Sul tracciato lungo e sfibrante di undici chilometri di nastro cementato si presentano diciassette concorrenti. Tra questi ci sono Mario Umberto Borzacchini e Tazio Nuvolari che, avendo lasciato la Scuderia Ferrari, corrono in proprio per sfidare Luis Chiron e Luigi Fagioli passati con Ferrari al posto dei due transfughi. Ferrari ha fatto di tutto per avere in gestione le vincenti e indimenticate Tipo B P3, che l’Alfa Romeo aveva ritirato dalle corse l’anno prima. La corsa è opinione comune sarà condizionata dal caldo che metterà alla prova la resistenza dei piloti e dalle tante fermate per far fronte all’usura delle gomme da sostituire ogni 25km, in una gara che di chilometri ne prevede 500. Al via è Chiron che si prende la briga di tirare il gruppo davanti alla Maserati 8CM di Nuvolari che dopo due giri va al comando lasciando il francese a difendersi dagli attacchi della Bugatti T54 di Dreyfus, della Maserati 8C di Borzacchini che ha alle spalle l’Alfa P3 di Fagioli. Davanti alle cinquantamila persone lo spettacolo è movimentato dai cambi di posizione, reso incerto per le soste ai box e i ritiri per guasti meccanici dai quali non escono immuni: Borzacchini, Dreyfus Etancelin e lo stesso Nuvolari che, dopo ottanta giri, per la seconda volta dopo la Coppa Acerbo, deve lasciare il passo alle due Alfa P3 di Chiron e di Fagioli.

La Vittoria sfuma a causa dei parafanghi.

Prima di ogni corsa i Team e i piloti programmano scelte e strategie da adottare per far fronte al comportamento da tenere al fine di avere ragione degli avversari. Ma non sempre va bene.

Rispetto al 1930 i Team si sono rinnovati; Varzi, dopo la vittoria dell’anno precedente, ha lasciato l’Alfa per la francese Bugatti, Borzacchini è passato all’Alfa con Nuvolari e Campari. Quest’anno la Targa Florio con i suoi 584km, con il tempo che mette al brutto, tra salite, discese e fango, sarà massacrante e solo i più forti riusciranno a giungere in fondo dopo le nove ore previste. Dato il via le prime notizie danno Fagioli e Borzacchini in testa, poi Varzi s’invola concludendo, tra gli applausi dei siciliani bagnati di pioggia, i primi tre in testa inseguito da Nuvolari tenuto informato dagli uomini dell’Alfa Romeo dislocati a Cerda. All’inizio del quarto e ultimo giro Achille Varzi è ai box per una fermata non programmata che gli costa 1’20”. Ma anche Nuvolari arriva e si ferma per un rabbocco. Per la vittoria tutto si deciderà lungo la strada scivolosa per la pioggia e fango e nell’ansia della gente verrà vissuta grazie alle notizie che giungono via telefono. Varzi, partito 25’ prima di Nuvolari, chiude senza occhialoni la sua avventura ridotto una statua di fango conseguenza della scelta di partire senza parafanghi, la gente lo applaude rimanendo in attesa dell’arrivo del mantovano che, informato e correndo qualche rischio, è riuscito a scavalcare l’avversario e a vincere. Per Varzi la vittoria è sfumata e con questa anche la piazza d’onore perché anche Borzacchini, il Fratellino del mantovano, riesce a scavalcarlo.