Il Gran Premio vinto d’astuzia

A volte, per salire sul gradino più alto del podio non basta essere al volante di una macchina vincente ma si può ottenere lo stesso risultato facendo scelte tattiche vincenti.

Il Gran Premio d’Italia, ottava ed ultima prova del calendario iridato, vide sullo schieramento di partenza anche la presenza delle monoposto di Formula 2. Assente l’Alfa Romeo, in campo scese la Ferrari con Alberto Ascari che veniva a Monza scortato dai cinque successi su sei Gran Premi disputati. La sua presenza si fece subito sentire siglando la pole, davanti alla Maserati di Froilan Gonzalez e le Ferrari di Villoresi e Farina. Al via Gonzalez prese il comando seguito da Ascari e Trentignant su Gordini. “Il Cabezon” giro dopo giro riuscì a staccare Ascari di 50” e l’altro ferrarista Villoresi. Al 37esimo giro la sosta ai box di Gonzalez per rifornire consentì ad Ascari di passare in testa. L’argentino, rientrato al quarto posto, con un feroce inseguimento risalì fino alla seconda posizione anche grazie alla sosta di Villoresi. A questo, punto prevedendo un  finale con i due battistrada protagonisti di una volata verso il traguardo, tutti si attesero anche la sosta di Ascari. Invece ecco il colpo di scena. Il ferrarista proseguì la sua gara senza fermarsi per tutti i giri previsti passando vittorioso sotto la bandiera a scacchi. Come fu possibile?: “Ciccio” Ascari aveva sacrificato parte della potenza della sua Ferrari 500 F2 al fine di ridurre i consumi Così che nella parte finale del Gran Premio, si ritrovò a guidare più agevolmente  una monoposto con metà del pieno di benzina.  La vittoria ottenuta consacrò, per la prima volta, Alberto Ascari Campione del Mondo.

La curiosa storia di una Lancia Aurelia B20.

Vincere una gara spingendo la macchina per non essere squalificato è una notizia come lo è quella se l’auto ha corso con la targa di un’altra macchina.

Il 29 giugno del 1952 in Sicilia si disputa la Targa Florio che vedrà la partecipazione anche di una Lancia Aurelia B20 passata alla storia per tre particolarità: la prima che la macchina torinese tagliò il traguardo spinta da Felice Bonetto per evitare di essere squalificato e vanificare la vittoria conquistata, la seconda per essere targata Ancona e la terza particolarità per essere amaranto. Su questi particolari va detto che quella targa, ventotto giorni prima, apparteneva alla Lancia Aurelia B20, di colore grigio -Telaio 1510 motore 1613-, che Luigi Fagioli aveva  sulla “SUA” Lancia Aurelia che il 1 giugno dello stesso anno distrusse nel mortale incidente nel Grand Prix di Montecarlo. La Lancia Aurelia B20 usata da Bonetto in Sicilia era invece Amaranto con la targa AN 16960. A questo proposito necessita fare un riepilogo e ricordare che poco tempo prima la Lancia aveva fatto uscire dalla Fabbrica sei berline appositamente preparate, alleggerite, carrozzeria in alluminio, senza bagagliaio, tettuccio abbassato per farle correre nella GTI affidandole a sei piloti che le ebbero a loro intestate con la targa della loro città di residenza e messe su strada. Le tre di colore amaranto andarono: la telaio 1505 e motore 1608 targata TO 129667 a Luigi Valenzano; la telaio 1506 e motore 1609 targata MI 186996 a “Ippocampo”; la telaio 1511 motore 1614 targata TO 138918 non ebbe subito assegnatari; la verde, telaio 1507 motore 1610 targata MI 186992 a Felice Bonetto; la celeste, telaio 1508 motore 1611 targata TO 129666 a Salvatore Ammendola; quella di colore giallo, telaio 1509 motore 1612 targata GE 59705 a Enrico Anselmi; a Luigi Fagioli quella grigio, telaio 1510 motore 1613 targata AN 16960. Quindi in Sicilia avvenne non solo una sostituzione di targa ma anche di vettura; due fatti che sollevano una domanda: quale nome del proprietario sarà stato nel  libretto di circolazione?

La data in nero nella storia del Motorsport

Due coincidenze: il rinvio di una gara e il suo recupero, la rinuncia a partire in una gara per un’altra dello stesso giorno segnano la vita di due Campioni.

Il 10 settembre è una data in nero nella storia del Motorsport. Quel giorno del 1933 sulla pista di Monza erano in calendario due importanti gare l’XI GP d’Italia, da disputare al mattino vinto da Luigi Fagioli davanti a Nuvolari, e il VI GP di Monza, una gara recuperata dalla data del mese di giugno, in calendario nello stesso pomeriggio su tre batterie e una finale. In questa gara, tra gli altri, erano iscritti Mario Umberto Borzacchini e Giuseppe Campari che aveva annunciato il suo addio alle corse per darsi al canto e che per scelta di Ferrari, aveva rinunciato a partire nella gara del mattino. I due Campioni risultarono inseriti nella seconda manche la cui partenza venne sollecitata dalle proteste del pubblico, abituato a vedere una gara dopo l’altra, per il ritardo che si stava accumulando a causa dei lavori che gli addetti alla pista avevano avviato per  ripulirla dai residui lasciati dal passaggio delle macchine dell’altra batteria, in particolare dell’olio della Duesemberg di Trossi. Nello schieramento figurano anche: Castelbarco, Barbieri, Helle Nice, Balestrero e Pellegrini. Borzacchini era alla guida di una Maserati 8C 3000 monoposto, quella con la quale Campari aveva vinto il GP di Francia, mentre Campari aveva una Alfa Romeo monoposto 2.6 Tipo B; su entrambe erano stati tolti i freni anteriori e avevano le gomme senza scolpitura. Al via la gente vede l’Alfa Romeo prendere un leggero vantaggio e, seguita dalle altre, scomparire dietro la prima curva. Trascorso poco più di un minuto, il tempo per tornare sul traguardo, dei sette piloti partiti quattro non si ripresentano agli occhi del pubblico. Due di questi: Campari e Borzacchini, che il Motorsport non dimenticherà mai, si sono fermati per sempre.

Estratto dal Libro: “Il fratellino di Nuvolari”)