Libero Liberati sulle quattro ruote

Le corse in moto sono state il suo forte perché erano nel suo DNA, ma Libero Liberati non ha saputo, come tanti, sottrarsi al debutto in una corsa in automobile.

Libero Liberati nasce a Terni nel 1926, a soli venti anni sale su una Guzzi Condor con la quale debutta, vincendo, in una gara in salita che finisce nel centro della città di Perugia. In  pochi anni ottiene importanti successi che nel 1950 lo lanciano nella categoria superiore. Nel 1951 affida le speranze di vittoria ad una Saturno con la quale conquista il Challenge FMI e approdando in  Gilera che gli affida una quattro cilindri. Il primo anno con la casa di Arese, con la quale rimane fino alla fine della carriera, è di transizione ai due seguenti al termine dei quali riesce a collocarsi al secondo posto assoluto nella classifica del campionato Italiano classe 500. Nel 1952 tra i tanti risultati positivi raccolti con una importante serie di primi posti non può fare a meno di collezionare un brutto incidente a Berna. L’anno successivo vive una esperienza che segna, in positivo, la sua carriera di motociclista nel senso che aggiunge un altro impostante tassello al suo curriculum sportivo. In Umbria erano già tre anni che con successo si disputava il Giro Automobilistico dell’Umbria che ogni volta aveva richiamato piloti sempre più numerosi e importanti. Nel 1953, a quel richiamo, neanche Libero Liberati seppe sottrarsi tanto è che si volle rendere attore presentandosi al via con una bianca Lancia Aurelia B20. La sua presenza, grazie alla notorietà raccolta nella guida delle due ruote, non passò inosservata, quello che rimase inosservato fu la sua presenza nella classifica finale in quanto un guasto meccanico lo fermò per strada interrompendo la prima ed ultima avventura alla guida di un’auto in corsa.

(Estratto da: Almanacco del motorismo Umbro)

Targa Florio, le Bugati vincono e le Delage lasciano

 Alla Targa Florio del 1926 le Bugatti trionfano, le Delage lasciano in segno di lutto; nella 1100cc Borzacchini, in testa dal primo giro vince la sua corsa.

Targa Florio, la corsa che gli sportivi aspettano di anno in anno. Dal 1906, anno della prima edizione, tanta acqua è passata sotto ai ponti ma della corsa siciliana è sempre vivo il ricordo e forte l’attesa negli sportivi perché questa torni per lasciare i suoi ricordi. Anche la Targa Florio del 1926 non fa eccezioni soprattutto per la presenza di tredici Bugatti tra Tipo 35 e 37 alle quali, fin da subito andarono i pronostici, alcune delle quali messe nelle mani di Meo Costantini. C’è da segnalare che parte dei favori andarono anche alla presenza della Maserati con il suo costruttore Alfieri e di Masetti con una delle tre Delage. Alla gara siciliana, disputata il 25 aprile, ci sono anche le 1100cc che disputeranno solo tre dei cinque giri previsti. Per la vittoria assoluta, dal via si mette in evidenza l’Itala del toscano Materassi che dopo una fiammata iniziale deve lasciare strada alle Bugatti che si involano con Meo Costantini, che guidando al comando dal primo giro, stabilisce anche il giro più veloce di 1 ora e 26 minuti. Nella 1100, mentre le Delage si ritirano in segno di lutto per la morte di Masetti, Borzacchini da parte sua, dopo essere partito alle 8 e 26’ detta legge già dal primo giro. La celeste Salmson si stacca dalle macchine degli inseguitori e giro dopo giro, mentre gli avversari si riducono di numero, conclude la sua cavalcata alla Targa Florio dopo 5h14’40” davanti a Rallo (Salmson) giunto a 19’ e Zubiaga (Austin) a 23’.
Sul traguardo assoluto della Targa Florio dopo 7h 20’45” salgono le tre Bugatti T35T di Meo Costantini, Ferdinando Minoia e Jules Goux.

(Estratto da: “il fratellino di Nuvolari”)

La sfida tra Nuvolari e Varzi realtà o finzione?

La gente invogliata dalla stampa voleva la sfida tra Nuvolari e Varzi, che i due Campioni scendessero a duello in auto per decidere, sportivamente, chi fosse il migliore.

Ai primi anni trenta le imprese automobilistiche sui campi di gara portano alla ribalta i nomi di tanti piloti, ma due di questi, Varzi e Nuvolari, risultano essere quelli più titolati. Le loro battaglie sui campi di gara riportate dalla stampa portano nella convinzione della gente che prima o poi tra i due ci possa essere una sfida per decidere chi sia il più forte. Si arriva così al GP di Germani del 1932 dove, assente Varzi rimasto spettatore ai box, vince Caracciola davanti a Tazio. Alla sera la squadra dell’Alfa Romeo, presente il giornalista Canestrini,  si ritrova ad Adenau in un ristorante dove c’è anche Varzi. Tra i discorsi che vengono fatti si finisce per chiedere a Nuvolari una graduatoria tra i piloti in carriera. Al che, Nuvolari preso un tovagliolo e una penna, con grafia ferma, scrive: Io, Achille, Chiron, Borzacchini, Caracciola e Fagioli. Come la cosa viene risaputa risultò essere la conferma che la sfida fosse stata lanciata; a questo punto rimaneva da trovare le macchine e l’Autodromo oltre che trovare un accordo tra i due che, comunque, non avevano mai acconsentito. Il giornalista Canestrini prese allora l’iniziativa e per evitare pettegolezzi della stampa li convoca sull’autostrada al bivio per Bergamo. Dopo avere esposto il suo pensiero, sottolineato anche i vantaggi economici della sfida, Canestrini passa la parola a Nuvolari che, semplicemente, umanamente e realisticamente, rivolto a Varzi, disse:” Se perdessi io non me ne darei pace. Se perdessi tu ne soffriresti allo stesso modo. La nostra amicizia potrebbe finire. Vale la pena prestarsi a questo?” Varzi non parlò, suoi occhi si dilatarono per la commozione e in risposta tese la mano all’amico. Da quel giorno non si parlò più della sfida.

Estratto da: “il pilota che non disse mai basta”