Fagioli e Caracciola in lotta senza quartiere.

La sfida tra Fagioli e Caracciola dopo una lotta senza quartiere avuta nel corso del GP di Tripoli del 1937 a fine gara fa sfiorare la tragedia ai box.

Luigi Fagioli lasciata la Mercedes, passa all’Auto Union per guidare la nuova Tipo C, da 450CV, sulla quale debutta al GP di Tripoli del 1937 insieme a Stuck, Rosemeyer, Von Delius e Hasse. Avversari di lusso sono gli ex compagni della Mercedes: Caracciola, Brauchitsch, Seaman e Lang, il suo ex meccanico. Al termine delle prove la prima fila vede, con quella di Fagioli, tre Auto Union una Mercedes. Al via Caracciola sorprende tutti mettendosi al comando seguito da Stuck, Rosemeyer e Fagioli. Per alcuni giri Caracciola regge il confronto, poi è costretto a cedere il passo . Intanto la corsa, caratterizzata dall’eccessivo consumo di gomme, che costringono un pilota dietro l’altro ai box, scomparso Nuvolari, è una cosa a due tra Auto Union e Mercedes. Fagioli, al trentacinquesimo giro, dopo che per la quinta volta è stato costretto al cambio gomme e a rimontare, si trova a ridosso di Caracciola, al momento in quarta posizione, che gira con tempi inferiori a quelli dell’ex compagno di squadra. Il tedesco accortosi della presenza di Fagioli, inizia una plateale azione di disturbo al grintoso attacco dell’ex compagno di squadra che, per tre giri, tenta in tutti i modi di superare l’avversario, non intimorito neanche dai pugni agitati dall’esasperato “Gigi”.

Per l’infuriato Fagioli, dopo avere provato più volte, quando riesce a scrollarsi di dosso la Mercedes è troppo tardi; gli avversari sono lontani. Lang, beffando Rosemeyer e Delius, è il vincitore. Fagioli, giunto quarto, a gara finita non resiste all’impulso di recarsi nei box Mercedes dove, con un gesto incontrollato, raccolto da terra un martello da ruote lo scaglia, fortunatamente senza colpirlo, contro il non molto sorpreso Caracciola in difesa del quale interviene Lazlo Hartmann che dopo avere bloccato Fagioli, di peso, lo porta fuori dai box della Mercedes.

(Estratto da:Luigi Fagioli -il pilota che non disse mai basta-)

A Monza scatta la molla per cambiare

All’Autodromo di Monza sono state invitate dall’Alfa Romeo le SS.AA.RR. per provare brivido della velocità; per l’occasione viene chiamato il pilota Baconin Borzacchini.

Borzacchini è a Monza una settimana dopo il Gran Premio di Monza del 1930, in quanto ha ricevuto dalla Direzione Amministrativa dell’Alfa Romeo un telegramma con il seguente contenuto:”S.A.R. il Principe dei Piemonte e consorte, vuol girare a Monza su una macchina da corsa. Si tenga pronto. Jano”. Dopo un primo momento di stupore, al pilota ternano, non rimane che fare armi e bagagli e partire in direzione Monza per rispettare l’invito.
Il giorno 16 settembre, i due piloti, Borzacchini e Marinoni dopo essersi guardati negli occhi meditando sulla responsabilità che di lì a poco sarebbe toccata ad entrambi, si tranquillizzano pensando che i Reali consorti avrebbero voluto solo saggiare alcuni giri della pista a moderata velocità.
Dopo aver fatto alcuni giri per provare la messa a a punto delle macchine, come ricorda Borzacchini, toccò al pilota ternano far salire sulla Tipo Corsa la Principessa Maria Josè che si accomodò nell’abitacolo in attesa della partenza. L’Alfa si avviò lentamente per percorrere il primo giro del vecchio circuito della pista, poi un altro del nuovo e infine un ultimo giro di quello della sola pista. Giunto ai box nell’abitacolo, rassicurata che il giro sarebbe stato tranquillo, prese posto la Principessa Romanoff. Come l’Alfa percorse i primi metri la Principessa esclamò:” Plus vite, plus vite…” Poco dopo davanti ai box l’Alfa passò a quasi 150km /h. Dopo due giri tutto ebbe fine con le congratulazioni alla Principessa per il suo coraggio.
Subito dopo toccò al Principe Umberto prendere posto nell’Alfa già calda nel motore. Terminati i due giri, Maria Josè si congratulò con il Principe al quale il cronometrista Turba gli comunicò “Centosessanta all’ora, Altezza!” “Perbacco!” rispose. La gratificante esperienza del contatto con i componenti della Famiglia Reale portò Baconin a fare una profonda riflessione dalla quale emerse il convincimento che fosse ora di potersi disfare di quel nome che, anche da un punto di vista sportivo, lo penalizzava con la stampa dell’epoca. Fattosi pertanto coraggio, dopo averne parlato anche a casa con i suoi, decise di avviare le pratiche per cambiarlo in un più normale Mario Umberto. La cosa venne poi ufficializzata nel corso del mese di aprile dell’anno successivo.

(Estratto da: Baconin “il fratellino di Nuvolari“)

Luigi Fagioli. Dalle corse in moto alla F1.

Luigi Fagioli, pilota dal carattere forte e deciso, sfidando i grandi dell’epoca con i quali contende importanti vittorie, dalle moto giunge fino alla F1.

Gubbio e Osimo si contendono i natali di Luigi Fagioli un pilota che ha iniziato gettandosi nella polvere a cavalcioni di una moto Borgo poi sostituita con una SAAR. Sulle due ruote non ha potuta raccogliere quanto avrebbe voluto perché suo padre riteneva la moto troppo pericolosa: “meglio nell’abitacolo di una macchina”. Lasciate le due ruote, dal 1925 al 1930, si cimenta collezionando buoni risultati alla guida di una Salmson e nello stesso tempo una più veloce e potente Maserati con la quale entra a far parte del Team bolognese. Dopo avere vinto nel 1933 il Campionato Italiano con l’Alfa Romeo P3 abbandona la Scuderia Ferrari per la Mercedes con la quale, mettendo in luce il suo carattere forte che lo porta a scontrarsi con  Neubauer il Team manager della Mercedes, vince e ottiene piazzamenti che però hanno poco riscontro sulla stampa italiana, in quanto pilota italiano alla guida di una macchina tedesca, ne su quella tedesca per gli opposti motivi. Dopo un breve periodo con l’Auto Union lascia lo sport agonistico soffrendo per una sciatica. Cessata la guerra torna alla guida con una OSCA con la quale si toglie la ruggine di dosso. L’Alfa, nel 1950, lo chiama a fianco di Farina e Fangio per disputare il primo Campionato di F1 che conclude al terzo posto. Nella Mille Miglia del 1952, dopo che la Lancia gli ha affidato una B20, centra un indimenticabile terzo posto assoluto, dietro a Ferrari e Mercedes macchine di cilindrata superiore, poi nel mese di maggio, nelle prove del GP di Monaco, un incidente all’uscita del tunnel lo porta alla morte il 20 giugno.

(Estratto da: Luigi Fagioli – Il pilota che non disse mai basta -)