Porsche e Ferrari, la lotta continua.

Porsche e Ferrari si incontrano in Sicilia nella disputa della Targa Florio, l’attesa prova italiana valida per il Campionato Mondiale Marche, dove Ferrari vuole il riscatto.

Dopo una serie di anni in cui la messa in calendario della Targa Florio ha oscillato da settembre ad aprile, nel 1960, per il terzo anno consecutivo, la gara siciliana trova un punto temporale di riferimento rimanendo stabilita nel mese di maggio. Rispetto all’anno prima le iscrizioni salgono di numero sfiorando le settanta unità le cui presenze più rappresentative sono quelle della Ferrari e della Porsche. La prima per riscattare la debàcle dell’anno precedente quando sul podio salirono tre macchine tedesche, mentre la seconda per confermare, invece,quanto fatto di buono.  La Ferrari sbarca in Sicilia con le nuove Ferrari Dino 196S per i fratelli Rodriguez, Von Trips con la 276S e oltre a questi affida una 250TR dodici cilindri a Phil Hill e all’esperto e quotato Cliff Allison che il giorno delle prove con una rovinosa uscita di strada complice la tanta potenza e la pioggia, accantona, almeno in parte, le speranze del Cavallino. Il giorno dopo le speranze continuano ad affievolirsi ulteriormente con la perdita, tra i protagonisti, al primo giro della Ferrari Dino 196S dei fratelli Rodriguez, che comunque concludono con una macchina ferita nella carrozzeria, e di quella di Von Trips che viene obbligata ai box dai quali poi riparte ritardata. La Porsche approfitta del doppio regalo e con Bonnier si colloca in testa seguita dalla Maserati di Maglioli che deve cedere all’incalzare della Ferrari di Von Trips-Hill ai quali rimane però interdetta la lotta per il primo posto per il troppo vantaggio della Porsche che incamera un’altra vittoria.

La prima Targa Florio di Enzo Ferrari.

La partecipazione ad una gara per un pilota può avere due risultati: quello di risultare in classifica e quello di essere tra i ritirati ma mai di essere un ritirato in classifica.

La Grande guerra è passata e se si vuole tornare a correre occorre lavorare profondamente e questo è quello che nel 1919 fanno gli uomini di Don Vincenzo Florio per rimettere in calendario la loro Targa Florio. Una corsa, dove rimane difficile fare previsioni per la presenza delle macchine francesi, Peugeot e Ballot affidate a Reville e Boillot, contrastate dalle Fiat GP di Antonio Ascari, l’Alfa di Campari con il supporto degli outsider Sivocci e il giovane Enzo Ferrari con le loro C.M.N.. Il via della gara viene preannunciato con tanto maltempo. Alle 8,02, dopo la partenza di Boillot, si avvia la CMN di Ferrari che lamenta da subito un guasto al serbatoio. Dopo un giro l’equipaggio con Enzo Ferrari chiude il passaggio in sedicesima posizione, al compimento del secondo subisce il doppiaggio di Thomas, mentre davanti le Ballot e la Mercedes fanno la corsa. Il terzo e penultimo giro, di 148km, è per Ferrari una sofferenza ma il pilota non demorde, vuole e deve chiudere la sua avventura siciliana. Ad aumentare il suo ritardo, in prossimità di Campofelice, ci si mette anche l’alt dei Carabinieri per far finire a Vittorio Emanuele Orlando il suo discorso. Intanto, più avanti, gli arrivi si vanno concludendo e Ferrari al suo arrivo non trovò i cronometristi, se ne erano andati, e Ferrari era fuori tempo massimo. Il lunedì successivo Florio al racconto di Ferrari gli disse: ”Di che ti lamenti? Eri in ritardo, dovevi essere tra i ritirati e ti facciamo il regalo di infilarti anche in classifica!” Fu così che si ritrovò tra i nove arrivati.

Le Alfa P3 sconfiggono ancora Nuvolari.

Avere lasciato Enzo Ferrari per correre con una Maserati con la quale affrontare le Alfa P3 e i nuovi piloti ingaggiati da Ferrari, almeno nelle prime uscite, non fu buona idea.

Il 27 agosto 1933 si corre il GP di Marsiglia il secondo appuntamento che, dopo la Coppa Acerbo, vede Nuvolari affrontare i piloti accasati con Ferrari. Sul tracciato lungo e sfibrante di undici chilometri di nastro cementato si presentano diciassette concorrenti. Tra questi ci sono Mario Umberto Borzacchini e Tazio Nuvolari che, avendo lasciato la Scuderia Ferrari, corrono in proprio per sfidare Luis Chiron e Luigi Fagioli passati con Ferrari al posto dei due transfughi. Ferrari ha fatto di tutto per avere in gestione le vincenti e indimenticate Tipo B P3, che l’Alfa Romeo aveva ritirato dalle corse l’anno prima. La corsa è opinione comune sarà condizionata dal caldo che metterà alla prova la resistenza dei piloti e dalle tante fermate per far fronte all’usura delle gomme da sostituire ogni 25km, in una gara che di chilometri ne prevede 500. Al via è Chiron che si prende la briga di tirare il gruppo davanti alla Maserati 8CM di Nuvolari che dopo due giri va al comando lasciando il francese a difendersi dagli attacchi della Bugatti T54 di Dreyfus, della Maserati 8C di Borzacchini che ha alle spalle l’Alfa P3 di Fagioli. Davanti alle cinquantamila persone lo spettacolo è movimentato dai cambi di posizione, reso incerto per le soste ai box e i ritiri per guasti meccanici dai quali non escono immuni: Borzacchini, Dreyfus Etancelin e lo stesso Nuvolari che, dopo ottanta giri, per la seconda volta dopo la Coppa Acerbo, deve lasciare il passo alle due Alfa P3 di Chiron e di Fagioli.