Baconin Borzacchini e il record ineguagliato

Baconin Borzacchini dopo avere vinto la Pontedecimo-Giovi, scala il monte SVAB, dove ottiene un record ineguagliabile.

Borzacchini, passato nel 1930 a far parte della squadra dell’Alfa Romeo che lo iscrive al Circuito del Montenero con una Alfa 6C dove arriva quarto, ha come obbligo contrattuale di prendere parte ad alcune gare in rappresentanza della Scuderia Ferrari, che gestisce alcune macchine del Biscione nelle corse disertate dall’Alfa.

Il 24 agosto, dopo aver preso parte alla Coppa Acerbo, la Ferrari avendo dirottato gli altri piloti alla ricerca di vittorie in giro per l’Europa: Varzi e Nuvolari a Belfast, Arcangeli a Senigallia, seguito direttamente da Ferrari, il ternano è iscritto alla corsa in salita della Pontedecimo-Giovi seguito dalla Sig.ra Laura, la moglie di Ferrari.

Il record della corsa ligure appartiene al toscano Biondetti che con una Bugatti è presente sul Giovi per tentare di ripetere l’exploit. Conclusa la scalata del toscano, si avvia l’Alfa di Baconin che, condotta sulle traiettorie più brevi, scollina al termine dei 9.760metri con il tempo di 7.8″0/0 alla velocità di 82,093km/h che rappresenta anche il nuovo record.

Il 21 settembre Baconin Borzacchini con un’Alfa P2 viene inviato in Ungheria, alla salita del monte SVAB cccche con i suoi 5,017m è valida per il Campionato Europeo. Dal nugolo di bianche Austro Daimler e celesti Bugatti, con grande carattere e supremazia, emerge Baconin Borzacchini che vince stabilendo anche il record della corsa. Alla storia non passa solo la splendida vittoria ma anche una nota curiosa che rende il risultato unico, non tanto per il tempo ottenuto di 7’37″9/10, per la media oraria risultata di 82,093km/h; la stessa ottenuta alla Pontedecimo-Giovi, un paio di settimane prima.

(Estratto da: Baconin”il fratellino” di Nuvolari)

Il Gran Premio vinto ex-aequo

Nè la Maserati di Fagioli, la Bugatti di Varzi nulla possono, nel Gran Premio di Tunisi del 1933, contro le Alfa della Scuderia Ferrari

Dopo quasi tre anni di difesa dei colori dell’Alfa Romeo, la coppia Nuvolari e Baconin Borzacchini, che la stampa annota come i “fratellini”, firma per la Scuderia Ferrari avendo la Casa milanese abbandonato le corse. La prima gara alla quale la coppia è iscritta è il Gran Premio di Tunisi del 1933. Alla gara africana, da disputare sul Circuito di Cartagine, dove i concorrenti sono stati scelti su invito, per dividersi i quasi 100.000Fr messi in palio, scendono la Maserati con Fagioli, la Bugatti con Varzi, a fianco dei quali si trovano: Moll, Lehoux, Czaykowsky con un’altra ventina di avversari.

Al via del Gran Premio, Borzacchini lasciata la seconda fila, prende il comando mentre i più sfortunati: Nuvolari che era in quinta e Fagioli in ultima, sono costretti nel mucchio. Dopo il primo giro Nuvolari è già terzo, seguito dalla Bugatti di Varzi. Nei successivi trenta chilometri il mantovano va al comando seguito da Borzacchini che anticipa Varzi di una decina di secondi. A un terzo dei trentasette giri previsti, con il circuito sferzato dal vento e dalla pioggia che è iniziata a cadere, le due Alfa dei “fratellini” sono le uniche a pieni giri. A sette giri dalla fine,con la pista tornata asciutta, complice un rifornimento dell’Alfa di Nuvolari, Borzacchini si trova ad essere cronometrato con lo stesso tempo del mantovano di 2h47’56”, mentre l’avversario più vicino è il tedesco Pietsch. Al penultimo giro del Gran Premio, con le due Alfa che procedono distanziate di un’inezia, l’interesse della gente si riaccende per scoprire il nome del vincitore girando la testa verso l’inizio del rettilineo d’arrivo sul quale compaiono le due macchine che in velocità, dopo un cenno d’intesa trai due piloti, tagliano il traguardo appaiate. Per la classifica, secondo i cronometristi ha vinto Nuvolari per 1/5 di secondo essendo partito una fila dietro, per i fratellini“, invece, hanno vinto entrambi nessuno dei due è giunto secondo.

(Estratto da: -Baconin “il fratellino” di Nuvolari-)

Per correre raggira le regole della F.I.A.

Le regole della F.I.A. vogliono le macchine con i colori della nazione costruttrice e  alla Coppa della Perugina Anselmo Cesaroni si adegua notte tempo.

Alla fine del 1924 le regole della FIA -Autorità sportiva internazionale per lo sport dell’Automobile-, per dare risalto alla nazionalità delle case costruttrici, vogliono che le macchine nel momento in cui partecipano ad una gara siano contraddistinte ciascuna da un colore diverso. Questo in rappresentanza di ogni nazione. Le macchine italiane dovranno avere il colore rosso, le inglesi il verde, le belga il giallo, le francesi il celeste, le tedesche il bianco e così via.

Nel 1925, alle verifiche della seconda Coppa della Perugina la Mercedes 180HP, di Anselmo Cesaroni, con le sue lamiere verniciate di un rosso sgargiante, non è trovata conforme e per tanto non può essere ammessa alla corsa. Cesaroni, all’osservazione dei Commissaria che non vuole rinunciare a scendere in campo ha un moto di stizza, poi dopo avere riflettuto trova una soluzione. Con l’aiuto di un paio di amici porta la macchina nell’officina Lancia di Belcalzi-Chiuini, collocata nella Piazza della Fontana, dove fa sparire il colore della carrozzeria sotto una “verniciata” di bianco data con una mano di “calce”. Il giorno successivo, caratterizzato da un cielo carico di nubi che non promette niente di buono, il pilota di San Feliciano, risolti i problemi estetici imposti dalla FIA, tra la sorpresa della gente si schiera al via con la Mercedes di un bianco immacolato. La soluzione trovata, una volta partita la corsa, però dura veramente poco giusto il tempo di percorrere qualche chilometro nel corso dei quali le prime gocce di pioggia sono sufficienti a far tornare a galla il rosso brunito della carrozzeria della Mercedes.

(Esstratto da: -Coppa della Perugina Giro Automobilistico dell’Umbria-)