La Mille Miglia vinta con carta e penna.

Alla Mille Miglia del 1955 un equipaggio per non perdersi lungo le strade ha usato, per vincere la corsa, appunti scritti su 5km di carta

La Mille Miglia del 1955 ha più di un merito uno di questi è l’essere riuscita a stabilire il record assoluto di presenze con 521 macchine schierate al via in Viale Rebuffone; un altro è quello rappresentato dai 281 equipaggi che sono riusciti a tornare a Brescia. Inoltre un merito speciale deve essere accordato a Stirling Moss e a Denis Jenkinson che per non sbagliare strada e per viaggiare il più velocemente possibile prepararono un dettagliatissimo “radar”. Una idea realizzata scrivendo i riferimenti del percorso su una striscia di carta lunga oltre 5 metri, che si svolgeva da un rullo per avvolgersi su un altro, entrambi disposti parallelamente in una scatola in consegna al co-pilota. “Jenks” man mano che l’auto bruciava i chilomteri, avvolgeva la striscia leggendo le note corrispondenti e comunicandole a Moss con segni convenzionali della mano.

È curioso notare che questo metodo fu preferito all’interfono tra pilota e co-pilota che la Mercedes aveva realizzato; le comunicazioni infatti spesso non venivano comprese dal pilota troppo concentrato nella guida.

Il risultato di questa metodica preparazione fu eccezionale: Moss vinse la gara alla media record di 157,650 km/h, segnando anche i nuovi record sui tratti Brescia-Pescara (189,981 km/h) e Brescia- Roma (173,050 km/h), oltre che sulla Cremona-Brescia (198,464km/h) del gran Premio Nuvolari.

Quattro Ferrari per quattro fratelli.

La presenza di quattro fratelli tutti alla guida di altrettante Ferrari segna la Mille Miglia del 1950, poi vinta dal più giovane.

Per la sua diciassettesima edizione la gara, scaramanticamente, muta denominazione assumendo quella di “La Mille Miglia del 1950 per la Coppa Franco Mazzotti”.
Purtroppo questo “escamotage” scaramantico non è sufficiente a scongiurare i moltissimi incidenti, i guai e le “polemiche, inevitabili viste le dimensioni raggiunte dalla gara che annovera ben 375 vetture alla partenza delle quali solo 213 poi torneranno a Brescia. La presenza di quotate squadre come la Scuderia Ferrari con Ascari e Villoresi, dell’Alfa Romeo con Fangio, Rol e Bonetto, la Frazer Nash con Healey alle quali si aggiunge la Jaguar con Biondetti, rendono quasi vane le speranze dei piloti privati. Tra questi i quattro rampolli della famiglia Marzotto. Oltre a Giannino Marzotto, presente con una Ferrari Touring 195S non ufficiale ma privata, a questa edizione della gara bresciana, partecipano anche i suoi tre fratelli, tutti al volante di vetture Ferrari, ma solo Vittorio riesce a tagliere il traguardo in nona posizione assoluta. Memorabile rimane l’arrivo del Conte Marzotto che scende dalla vettura dopo tredici ore di guida indossando un doppiopetto di grisaglia “naturalmente di tessuto Marzotto” con cravatta azzurra dello stesso colore della sua Ferrari 195S. A Giannino Marzotto resta il record di più giovane vincitore della Mille Miglia.

(estratto da: Luigi Fagioli “il pilota che non disse mai basta”)

Ferrari soffia Nuvolari all’Alfa Corse

La Mille Miglia piena di colpi di scena, come quelli accaduti a Tazio Nuvolari.

L’inclusione di Nuvolari nella squadra modenese ha del romanzesco come tutte le storie, più o meno vere, tramandate sul “mantovano volante”. Il pilota, anche se in convalescenza sul Lago di Garda nel tentativo di superare lo shock dovuto alla prematura morte di entrambi i figli, è nei piani l’Alfa Romeo per correre la Mille Miglia con una delle due berlinette sperimentali che l’Alfa Corse ha realizzato. Enzo Ferrari, informato delle intenzioni della rivale milanese, si precipita a Brescia, precedendo gli incaricati del Portello, riuscendo a convincere Nuvolari a partecipare alla gara con la quarta vettura del “Cavallino”. Una macchina aperta e con parafanghi motociclistici, non certo la più confortevole per il percorso che l’attendeva. Dopo le schermaglie iniziali, Nuvolari passa in testa nel tratto Forlì-Roma, controllo che raggiunge mantenendo una media di 125 km/h, nonostante un incidente gli avesse fatto perdere il parafango anteriore sinistro e danneggiato il cofano motore, che, non rimanendo più chiuso, fu eliminato prima del controllo di Roma. Un altro incidente, nei pressi di Livorno, subì danni a una balestra posteriore sinistra, scardinando anche il seggiolino del secondo pilota. Nonostante tutti questi guai, a Bologna Nuvolari mantiene un vantaggio di 29 minuti su Biondetti, ma a Reggio Emilia un perno della sospensione cedette definitivamente, costringendolo al ritiro. La leggenda racconta che già a Modena Enzo Ferrari lo avesse supplicato di fermarsi, vista la pericolosità della vettura, e che un prete, in abito talare, fosse stato persuaso a porsi in mezzo alla strada per fermare la disperata corsa del mantovano.