Prima del Gran Premio provano la macchina dell’avversario

In un Gran Premio il sogno di un pilota è quello di provare la macchina del suo avversario, questo desiderio si avvera nel Gran Premio d’Italia del 1934.

Al Gran Premio d’Italia del 1934 scendono in campo, schierando i loro migliori piloti: Alfa Romeo, Bugatti, Maserati, Auto Union e Mercedes. L’Autodromo di Monza si presenta in una nuova veste: il tracciato da 10km è stato portato a 4.310m mortificandolo con cinque curve ad angolo retto e due chicane per ridurre i pericoli insiti nei 500km da percorrere. Le squadre, i mezzi che trasportano le macchine, il materiale e i meccanici arrivano a Monza alla spicciolata; prime tra queste è la Mercedes, con Caracciola e Fagioli, che alloggia a Villasanta. Il giorno dopo giunge l’Auto Union che, con Sebastian alla guida di un muletto distinto con il n.3, compie alcuni giri fermando i cronometri su 2’22”.
Nei giorni successivi, dando inizio alle prove vere e proprie che servono per la messa a punto delle macchine, fanno la loro apparizione anche i piloti delle altre squadre: prima la Scuderia Ferrari, con Varzi, Trossi e Chiron, poi la Bugatti con Brivio, imitate, alla spicciolata, dai rimanenti piloti privati tra cui Nuvolari. Osservate speciali, sia dalla stampa sia dal pubblico e dagli addetti ai lavori, sono le Auto Union che, con il loro corpo vettura assomigliano alla carlinga di un aereo, incuriosiscono così tanto: Varzi, Caracciola e Chiron, piloti avversari, da far avanzare richiesta all’Ing. Walb, il responsabile del reparto corse dell’Auto Union, se è possibile provarle. La richiesta, ancorché insolita, molto sportivamente viene accolta nel pomeriggio del 3 settembre, pochi giorni prima del Gran Premio.
Come cambiano i tempi! Oggi la Mercedes farebbe provare, prima del Gran Premio, la macchina di Hamilton a Vettel?

(da: Luigi Fagioli “il pilota che non disse mai basta”)

Mille Miglia: è il pilota umbro con più presenze

Non è cosa da molti partecipare alle Mille Miglia per quante volte è stato presente Berti Umberto.

Berti Umberto, nasce a Terni nel 1893, si trasferisce con la famiglia a Città di Castello dove, dagli anni venti, è conosciuto sul territorio dell’Alta Valle del Tevere come attivo titolare della rivendita della Guzzi, che ha sede all’interno dell’Auto-Garage Tiferno. Anche se la passione per le corse lo contagia tardivamente riesce comunque a lasciare profonde tracce nel tessuto sportivo regionale e nazionale. Le sue prime presenze alle gare segnano la data del 1928 e tra queste si ricorda: la partecipazione al Circuito Marchigiano, dove arriva quarto assoluto, unita a quella legata alla più importante corsa italiana: la seconda edizione della Mille Miglia alla quale partecipa, insieme al ternano Antonio Tomassini con una OM riportata a Brescia al ventiquattresimo posto assoluto.
Il pilota tifernate, disertata l’edizione del 1929 per motivi familiari, diventa il pilota della Mille Miglia,  alla quale, senza interruzioni, partecipa con macchine Alfa Romeo fino al 1936 raccogliendo fior di risultati scritti. Nel periodo, dopo due ritiri iniziali, insieme a Giovan Battista Santinelli e Gennaro Auricchio,  raccoglie un settimo, un sesto, un ottavo, un tredicesimo, tutti posti assoluti, e un ultimo ritiro.

Trascorso il periodo bellico, Berti torna ad essere ancora presente alla Mille Miglia nelle edizioni del 1948, con un quarto posto assoluto, con una Fiat 1100, unito nel 1949 a un ritiro segnato con una Lancia Aurelia. Per finire si ripresenta del 1952, a fianco dell’eugubino Pietro Barbetti a bordo di una Ferrari 166 Inter. Conclude l’avventura sportiva prendendo parte alle due edizioni del Giro Automobilistico dell’Umbria: del 1952 e del 1953. Abbandonato lo sport attivo, torna a dedicarsi a tempo pieno all’attività di commerciante. Muore nel 1974.

(da “Almanacco del motorismo umbro”)

Deciso il Campione Umbro su tre gare in salita

Dopo le tre gare in salita valide per il titolo di Campione Umbro di automobilismo, tra i contendenti emerge Alfredo Berretta.

Correva l’anno 1925, quando il sodalizio dell’Automobile Club di Perugia, impegnato nell’organizzazione delle corse automobilistiche già da un paio d’anni, avendo messo in piedi con successo prima la salita della Mengara, poi la più importante e qualificata Coppa della Perugina, per dare lustro e importanza all’attività sportiva dei suoi Soci istituisce il primo titolo di Campione umbro per le gare in salita. Un titolo da attribuire sulla base delle vittorie conseguite in gare con almeno tre classificati; in assenza o a parità di vittorie, il titolo sarebbe andato ai punti.
La prima delle tre gare che si disputa, è la Terni-Passo della Somma dove nessun perugino vince la Categoria, raccolgono punti: Mario Benigni, l’eugubino Ardicino della Porta, Alfredo Berretta e il ternano Belli Rigoletto. La seconda delle gare disputate, la Ponte Felcino-Mengara, al termine dei 22km di strada polverosa, vede vittoriosi di Categoria Della Porta, Benigni e un coraggioso Borzacchini; Berretta anche se giunge secondo, con sedici punti, risulta al comando della classifica parziale. Ma questo non lo avvantaggia in quanto sulla Spoleto-Forca di Cerro le insidie della strada e la fragilità delle macchine possono ribaltare qualsiasi pronostico. Al termine della gara, Benigni centra il bersaglio vincendo la Categoria, cosa che fa anche Borzacchini, Della Porta aggiunge solo punti. Da parte sua anche Alfredo Berretta, che non è stato a guardare, non si lascia sfuggire l’occasione aggiungendo quella seconda decisiva vittoria che portandolo a pari vittorie con Borzacchini fa decidere il Titolo con i piazzamenti. Questa situazione, che lo colloca a un punto di vantaggio su Mario Benigni, lo consacra primo Campione umbro per le gare in salita.

(Estratto da: Polvere e Benzina)