Nuvolari al debutto con la Bugatti

Dopo anni passati a cavalcioni di una moto Tazio Nuvolari, acquista una Bugatti e per il debutto decide di prendere parte alla Coppa della Perugina.

Alla Coppa del 1927, alla lunga file dei “bugattisti” si aggiunge la presenza del “mantovano volante”, Tazio Nuvolari, che per l’occasione ha acquistato una Bugatti, ritirata in fretta e furia nella fabbrica di Molsheim, senza fari ne documenti e riportata in Italia grazie all’intervento di due amici svizzeri, Pozzi e Bignami. Il mantovano dopo l’uscita di strada del 1 settembre del 1925 con un’Alfa Romeo, è alla sua seconda esperienza con le quattro ruote. La prima è avvenuta alla Mille Miglia ed è stata possibile per volontà dei dirigenti della squadra, che l’ha sotto contratto, solo perché effettuata alla guida di una Bianchi 3000cc. Tazio Nuvolari viene a Perugia per due motivi, il primo per avere ottenuto dal Segretario Savonelli un buon ingaggio con l’impegno di prendere parte alla gara motociclistica in programma sullo stesso circuito sette giorni prima della Coppa della Perugina. Il secondo per poter provare appunto la nuova Bugatti. La fama che precede Nuvolari a Perugia è quella che è riuscito a costruirsi macinando chilometri in settanta gare di moto, quaranta delle quali finite nei primi due posti della classifica. A Perugia nella gara motociclistica, ottiene il giro più veloce ma colleziona un amaro ritiro. Nella corsa automobilistica ha più fortuna.Senza timori reverenziali nei confronti ne di Brilli Peri, ne di Materassi lotta sapendo di dover risparmiare il mezzo e la tattica gli dà ragione. Tantissimi si fermano per strada, ma “il mantovano” giunge arriva in fondo terzo di Categoria e settimo assoluto.

Esratto dal Sito:“La Coppa della Perugina” e “www.corsedauto.it

Ferrari aiutato dalla fortuna

La capitale dell’automobilismo sportiva ospita la battaglia tra Ferrari e Mercedes che si svolgerà lungo le strade d’Italia e dove conta anche la componente fortuna.

Dopo anni di successi fortunati gli organizzatori della Mille Miglia hanno finalmente avuto il riconoscimento che Brescia è diventata il polo di attrazione dell’automobilismo sportivo. Nel 1952 sono infatti al via ben 501 macchine, ma la lotta per la supremazia è una sfida tra le Mercedes, presenti con Caracciola, Lang, Karl Kling, e le Ferrari, che hanno Taruffi, Biondetti, Vittorio Marzotto oltre i quali, con altre Ferrari, figuravano piloti privati come era il caso di Giovanni Bracco il quale all’ultimo momento, si dice, avesse avuto da Enzo Ferrari, molto malvolentieri, la macchina che sarebbe aspettata a Villoresi. C’è  da dire che Bracco era un forte stradista al pari di Biondetti, ma come quest’ultimo aveva una vita abbastanza sregolata cui aggiungeva il fatto di essere un pessimo pagatore. Per questo motivo Enzo Ferrari non garantì a Bracco alcuna assistenza, poiché nella concezione di Ferrari il pilota privato avrebbe dovuto invece pagare, e in contanti alla Casa di Maranello. Partita la corsa la Mercedes ha già mezz’ora di vantaggio sugli avversari mentre, strada facendo, le Ferrari ufficiali si perdono una dietro l’altra. Questa situazione, vista l’ottima posizione in classifica generale che aveva Bracco a Bologna, primo con due minuti di vantaggio sulla Mercedes di Kling, convinse Ferrari ad assistere la macchina del biellese ordinando ai meccanici di effettuare un cambio di gomme nuove. Questo consentì a Bracco di proseguire nella corsa, e nello stesso tempo alla Ferrari, di vincere la XIX Mille Miglia grazie all’aiuto della fortuna.

Un Ferragosto da dimenticare

La giornata di ferragosto, di norma, è dedicata al mare, ai monti ma a Pescara in quella giornata le macchine da corsa vengono fatte scendere in strada incuranti dell’asfalto bollente.

E’ Ferragosto, il Campionato del Mondo sulle piste d’Europa è iniziato con le “Tre Effe”che dominano su tutti, e come di consueto a Pescara, anche se non valido, hanno il placet per correre il loro Gran Premio. Alle 10 in punto i sedici piloti vengono autorizzati a dare gas per sgranarsi lungo i chilometri dei sedici giri previsti. Fangio si colloca al comando davanti a Rosier mentre Fagioli è quinto. Alla fine del primo giro Fangio ha una decina di metri sul rimontante Fagioli che al secondo giro passa al comando. Alle loro spalle Rosier, Louveau, Bira, F. Al sesto giro la fermata ai box di Fangio, che era passato al comando, consente a Fagioli di scavalcarlo con Rosier ancora terzo. Alla quattordicesima tornata, mentre lo svantaggio di Rosier da Fagioli è a 3’26″1/10, Fangio sorpassa l’Alfetta di Fagioli che, non dandosi per vinto, all’inizio del penultimo giro tra gli applausi della folla torna di nuovo al comando; ma è per poco. Infatti la sospensione anteriore destra dell’Alfa lo costringe a rallentare agevolando il rientro di Fangio e Rosier I minuti di vantaggio su Rosier sono tali che l’Alfa dell’eugubino potrebbe farcela, anche perché Fangio, alle spalle di Fagioli, sta coprendo la vettura del compagno di strada che procede con difficoltà. Con i due alfisti al comando separati di poche decine di metri, poco prima di Cappelle, negli specchietti dell’Alfa di Fangio si delinea un puntino celeste: è la Talbot di Rosier che non può vincere una gara dominata dalle Alfa; a questo punto all’argentino non rimane che accelerare per giungere al traguardo prima del francese. L’eugubino, con l’esiguo vantaggio rimasto, prova di salvare almeno la seconda posizione ma il tentativo è vano: Rosier lo anticipa per 6″. Per Fagioli la sconfitta è mitigata dagli applausi della gente marchigiana, che lo ritiene vincitore morale, e dal fraterno abbraccio dell’amico Manuel Fangio a fine gara.