A Perugia per fare una corsa fermarono i treni

Se a Perugia per realizzare il sogno della Coppa della Perugina occorreva fermare i treni, gli Organizzatori senza pensarci due volte lo fecero.

A Perugia dopo avere pensato a come dare solidità al tracciato di gara, ad aumentare la sicurezza dei piloti ripulendo la strada, allargato i rettilinei e sopraelevando alcune curve, gli Organizzatori si misero di buona lena per superare le altre difficoltà che avrebbero potuto esserci. Il lungo tracciato stradale scelto come percorso su cui ospitare la Coppa della Perugina presentava altri punti critici che andavano superati per consentirne lo svolgimento. Tra questi, il più importante cui dare soluzione, c’era l’attraversamento della ferrovia su tre punti del circuito. Il problema non disarmò il coraggio degli Organizzatori che senza indugio affrontarono il problema alla radice contattando le Regie Ferrovie affinché predisponessero la sospensione dei viaggi da e per Firenze per tutta la durata della gara con sosta dei treni giunti nella Stazione di Fontivegge a poche centinaia di metri dal luogo della partenza. Ottenuta l’apertura dei passaggi a livello e la sosta delle carrozze in Stazione con una idea geniale, gli Organizzatori pensarono di utilizzare le carrozze dei treni ferme in attesa del termine della gara come tribune mobili. Il treno-tribuna venne autorizzato e fatto partire dal Capostazione Ranieri ogni quaranta minuti, con soste di quindici minuti, in prossimità del tornante in discesa di Ferro di Cavallo, delle curve di Centova e, al ritorno, alla fine del rettilineo prima della Stazione. La cosa, accolta con favore dalle Autorità, risultò anche molto gradita a quel gruppo dei giornalisti che ebbero l’opportunità di seguire la corsa da più punti sul percorso. Di queste idee geniali che resero la Coppa della Perugina unica nel suo genere ce ne furono altre, delle quali si parlerà.

Da il libro “La Coppa della Perugina”

La Coppa della Perugina, paure e novità.

Organizzare la Coppa della Perugina per portare le macchine lanciate in una corsa in piena velocità non risultò ne semplice, ne agevole per gli ostacoli che si dovettero superare.

Il 1924 fu l’anno della prima delle quattro edizioni fortemente volute da Giovanni Buitoni con l’aiuto, in questo, degli uomini del Consiglio Direttivo dell’Auto-moto-club cittadino. Come prima cosa si individuò il tracciato ideale per la corsa nei 14.600metri di polverosa strada che si snodava ai piedi della collina dove sorgeva la città. Subito dopo il pensiero andò a come si sarebbe potuto aumentare la solidità del fondo stradale e ridurre il fastidio della polvere che le macchine avrebbero sollevato. Per far fronte a questo secondo problema si pensò di utilizzare un fissante, realizzato dagli scarti della lavorazione del petrolio fornito dalla Ditta “Apulvis” di Milano. In pochissimo tempo la notizia cominciò a girare in città seguita dai primi commenti e mentre da un lato il gruppo di appassionati si dava da fare per la realizzazione della Coppa della Perugina, nello stesso tempo si registrava un acceso scetticismo che serpeggiava tra chi vedeva la corsa come elemento portatore di sventura e spargimento di sangue tra il pubblico e corridori. Tra questi non mancò Francesco Buitoni il padre di Giovanni, che di ritorno da Magione, insieme all’autista, giunto al bivio di Ellera poco dopo che gli operai avevano terminato di spargere il fissante per la polvere che si era colorata di un bel rosso, a quella vista esclamò preoccupato:” io l’avevo detto a quel figliolo che sarebbe finita in tragedia!” Poi per fortuna tutto si svolse regolarmente e senza nessuna tragedia.

Da il libro: “Coppa della Perugina”

Italo Balbo e il suo brindisi offensivo

I risultati sportivi sono una cosa ma i meriti per interessi politici possono essere altri come accadde al GP di Tripoli del 1936 quando il Generale Balbo brindò non al vincitore vero..

A dieci giri dalla fine del GP di Tripoli del 1936, disputato alla presenza del Generale Italo Balbo, le due Auto Union di Stuck e Varzi, avendo un grande vantaggio sulle Mercedes, hanno avuto ordine di rallentare quando a tre giri dalla fine Stuck si vede sorpassare da Varzi che va a vincere la corsa africana. Il GP è finito ma non la polemica che scoppia nei box sottolineata dalla voce di Stuck che grida: “Quel porco di un italiano non rispetta gli ordini e mi ha rubato la vittoria!”; “No, no Hans stai calmo” gli dice il suo meccanico:Varzi non centra nulla” “Ma come” ribatte l’infuriato tedesco “se mi ha sorpassato mentre Feureissen mi segnalava di rallentare”, “No non è così, ti dico. Io ho visto esattamente che mentre Feureissen ti ha dato la bandiera, ha ordinato a Varzi di accelerare”. A questo si aggiungono quelle del Direttore della squadra: “Ho ricevuto da Von Ribbentrop in persona l’ordine di lasciare vincere nella Colonia Italiana un pilota italiano in omaggio all’Asse Roma-Berlino” che sembrano calmare il pilota. La discussione che ha animato i box tedeschi dell’Auto Union ha un seguito, ma con maggiore forza, nel corso della cena ufficiale quando il Governatore Italo Balbo, si alza per festeggiare il vincitore della corsa, e rivolgendosi a Stuck dice: “Brindo al vincitore”. Stuck interviene dicendo: “Eccellenza il vincitore è Varzi”, ma Balbo con voce ferma riprende: “Mio caro Stuck, io so benissimo chi ha vinto la corsa,…. io brindo al vero vincitore.” Nel silenzio che si è fatto più pesante, si ode il rumore di un cristallo infranto mentre Varzi, umiliato senza ragione, lascia la sala. In mano stringe un tovagliolo intriso di sangue.