Il mistero della Maserati V4: una o due?

Costruita a fine 1929 la Maserati V4 ebbe vita breve un anno e mezzo poi, con certezza, una venne trasformata in V5. La guerra fece perdere le tracce e oggi ce ne sono due.

Dopo la metà del 1929, su progetto di Giulio Maserati, la Casa del Tridente portò all’attenzione del pubblico una bellissima 16 cilindri da corsa distinta dalla sigla V4. Il debutto avvenne in quel di Monza il 15 settembre dello stesso anno guidata dall’altro fratello Alfieri. Nello stesso mese, il pilota di punta del Team Maserati, Baconin Borzacchini raccolse il risultato più importante della storia del modello conquistando a Cremona il Record mondiale sui 10km a oltre 246 km/h di media. L’anno successivo, sempre con Borzacchini, la V4 si aggiudicò il Gran premio di Tripoli per poi tentare di avere qualche soddisfazione alla 500 Miglia di Indianapolis dove, purtroppo, per il divieto di usare il compressore dovette ritirarsi. Riportata in Italia si fece viva a Pescara nella Coppa Acerbo, poi chiuse la stagione a Monza. Nel 1931, fu impiegata sempre in gara a Tunisi, nelle mani di Biondetti, a cui seguì la vittoria con Ernesto Maserati nel GP di Roma, poi due insuccessi a Pescara e Monza chiusero la storia di questa sedici cilindri accompagnata dal mistero di quante ne sono state costruite. Unica certezza che un motore è stato utilizzato per costruire la V5 utilizzata da Fagioli nel 1932. Secondo alcuni si dice due: la prima V4 fu acquistata da un medico di Roma dopo averla fatta trasformare dal Carrozziere Zagato in una lussuosa roadster bicolore segnalata presente a un concorso di eleganza a Roma. Del secondo ipotetico esemplare, si dice, smontato e nascosto per sfuggire ai tedeschi, venne ritrovato solo il motore. In epoca recente una V4 è stata ricostruita con una nuova meccanica che oggi si trova nel garage di un collezionista di auto Maserati.

Quel 7 agosto non tutto andò bene.

Qualsiasi tifoso di fronte ad una richiesta di aiuto da parte di un atleta in difficoltà ci penserebbe sapendo che questo potrebbe danneggiarlo.

In terra Toscana sul nastro di asfalto che si snoda lungo la costa del Tirreno per poi allontanarsi alle spalle di Livorno, dove c’è il traguardo, il 7 agosto del 1938 avendo l’Auto Union rinunciato, scendono in campo per contendersi la vittoria nella Coppa Ciano le macchine tedesche della Mercedes e le italiane Maserati e dell’Alfa Romeo ufficiali avendo la Scuderia Ferrari sospeso l’attività agonistica. All’appuntamento estivo che metterà alla prova il fisico dei piloti sui 232km di gara si presentano in undici, quattro tedeschi e sette italiani. Alla partenza Trossi, partito in prima fila in compagnia di Caracciola, Lang e Farina con l’Alfa Romeo porta la Maserati 8 cilindri davanti all’agguerrito gruppo di inseguitori, primi dei quali Lang e Caracciola con le Mercedes W154 di 2960cc. L’inseguimento dei tedeschi dura un paio di giri al termine dei quali dopo avere preso il comando si alternano a condurre con  Caracciola che fatica a scrollarsi di dosso l’incomodo compagno di squadra. Quando la corsa sembra tradire le aspettative del pubblico italiano che sperava, se non in un trionfo, almeno in una vittoria dei colori italiani le aspettative si riaccendono in quanto Farina sale in seconda posizione grazie a Caracciola che è costretta ai box per un controllo. Le speranze durano poco perché Brauchitsch in piena rimonta supera prima l’italiano e senza fatica anche il compagno di squadra. Ma i colpi di scena non sono finiti, Brauchitsch una volta sceso dalla Mercedes non ha tempo di essere festeggiato che viene escluso dalla classifica per essere avere ripreso la corsa, dopo una fermata, con l’aiuto degli spettatori.

Una 24Ore automobilistica anche a Roma.

Una lunga chermesse automobilistica di 24Ore non è facile da mettere in piedi se non si pensa anche ad avere il pubblico magari invogliandolo a venire.

Il 17 giugno del 1928 sul Circuito delle Tre Fontane, per la quarta volta su di un tracciato ancora diverso, sette giorni dopo il Gran Premio di Roma si corre, sulla distanza delle 24Ore, il Premio Romano del Turismo.
Una gara lunghissima per i  piloti e per il pubblico che viene attirato con un ricco montepremi che prevede regali importanti come l’estrazione a sorte di una Fiat 509 e per non annoiare i figli delle famiglie un attrezzato Parco giochi. La partenza del Gran Premio, in pena notte, è folcloristica e vede le macchine schierate per Categoria tutte con i fari accesi e motori in moto. Prime a partire sono le 1100cc tra cui la Salmson iscritta dai fratelli Luigi ed Erminio Fagioli. La gara ancorché lunga e faticosa già dai primi cento chilometri si segnala velocissima con l’Alfa Romeo di Bruno Presenti che tira il gruppo dietro alla quale si è inserita la sorprendente Salmson degli eugubini. Mentre il tempo trascorre con i fari delle macchine che fendono la notte, la gente trascorre le ore alle giostre e al ristorante allestito in attesa del giorno. A metà corsa, le posizioni si sono assestate anche grazie agli inesorabili ritiri per guasti meccanici e con i piloti che ora procedono con più cautela. Davanti a tutti e saldamente al comando è passata l’Alfa affidata a Minoia-Foresti, che poi vincerà, mentre nella 1100cc la coppia Fagioli-Fagioli ha mantenuto il primo posto di Categoria percorrendo ben 1.577km alla media di 78,883km/h.